09 febbraio 2016 10:13

Cos’è. È un film di Studio Ghibli del 2002 diretto da Hiroyuki Morita, animatore di molte perle tra cui Kiki – Consegne a domicilio e il recente La storia della principessa splendente. Da qualche anno il distributore Lucky Red sta proponendo il catalogo di Studio Ghibli sul grande schermo per periodi limitati di tempo. In questo caso si stratta di due giorni, il 9 e il 10 febbraio. La ricompensa del gatto racconta la storia di Haru, un’adolescente timida e un po’ spaurita che un giorno, andando a scuola, salva un gatto che sta per finire sotto le ruote di un camion. Si scopre che il gatto è il principe dei gatti. Durante la notte il re dei gatti va a trovarla e le promette solennemente che sarà ricompensata per aver salvato suo figlio. Le cose però non saranno tutte piacevoli come questa premessa lascerebbe pensare.

La ricompensa del gatto

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Com’è. È un piccolo film che racconta una piccola storia, tanto che all’inizio sarebbe dovuto essere solo un cortometraggio, ed è stato promosso a lungometraggio per la bellezza del personaggio protagonista. La capacità di animatore di Morita sono indiscusse, e in effetti Haru è irresistibile. Poi ci sono i gatti che si muovono sia bipedi che quadrupedi con una grazia rara, siano essi buoni o cattivi. Il corvo, il gattone e il barone, che in qualche modo costituiscono la compagnia di Haru in questa discesa agli inferi felini, sono tutti scritti e animati con rara grazia. In un’ora e un quarto, il film descrive una fiaba, un viaggio circoscritto fantastico e terribile con delle emozioni e dei sentimenti, e lo fa proprio bene.

Nell’impianto generale La ricompensa del gatto si rifà ad Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll, tanto che Haru diventa piccola, grande, entra in una casa minuscola a bere del tè. Insomma anche questa è una grande avventura allegorica che descrive la crescita, la pubertà, il passaggio all’età adulta e i traumi della costruzione di una coscienza individuale.

Verso il finale ci sono anche alcune situazioni che ricordano da vicino Labyrinth – Dove tutto è possibile, il film fantastico con David Bowie e Jennifer Connelly protagonisti, in mezzo ai pupazzi del regista e padre dei muppet Jim Henson.

Perché vederlo. Se si amano i gatti questo film è obbligatorio tanto quanto Gli aristogatti. Anche se si amano in genere i film di Studio Ghibli non si può farne a meno. E poi si se si ha voglia di una storia senza tempi morti, breve ma molto movimentata, che diverta, stupisca ed emozioni, allora è il caso di approfittare per vederlo in sala. In più questo non è soltanto un bel film di animazione sui gatti, ma anche un film di artigianato sapientissimo che punta più in basso rispetto al cinema di Hayao Miyazaki, racconta una storia fantastica decisamente più semplice, ma con una discrezione e una delicatezza davvero pregevoli. Se avete figli o nipoti impallinati di gatti o di film di animazione (una percentuale abbastanza alta tra i figli o nipoti), è il caso di portarli.

Perché non vederlo. Se vi stanno antipatici i gatti o non avete voglia di una favola, del suo stupore, di compostezza espressiva nipponica che a noi europei può sembrare molto più infantile di quello che è, lasciate perdere. Se avete voglia di vedervi un “filmone” con il petto in fuori (voi o il film), questo non è il film giusto.

Una battuta. Il gatto che avete salvato oggi è il figlio del re.

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