Se portare il proprio cane al lavoro è il desiderio di molti, per gli amanti degli animali si apre un nuovo capitolo sul fronte dei diritti. Arriva il congedo parentale per chi adotta un cucciolo, una settimana retribuita da dedicare alle cure del nuovo arrivato. Proprio come accade, in quasi tutti i Paesi, quando si diventa genitori.

L’iniziativa, già esistente in diverse aziende Usa, è stata lanciata dal birrificio scozzese BrewDog, che nella sua sede di Abeerdenshire ospita 50 cani, considerati come «componenti del personale». Lo stesso accade anche nella sede di Columbus in Ohio.

Un provvedimento che sta prendendo piede soprattutto in diverse realtà aziendali americane. Si chiama «Pawternity leave» e coinvolge sia cani che gatti, soprattutto a Manhattan dove i fedeli amici pelosi dell’uomo sono sempre più presenti e considerati membri della famiglia.

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Sapete che potete chiedere un permesso retribuito per curare il vostro cane?

Già Google e Amazon sono tra le realtà lavorative che permettono l’ingresso in ufficio di cani e gatti. Alla mParticle, una piattaforma di dati, i dipendenti possono avere fino a due settimane di congedo se adottano un cucciolo. Mentre la compagnia di affitti Loftey offre congedi pagati anche nel caso in cui l’amato animale muoia e ore libere per gli appuntamenti dal veterinario.

In Italia esiste il «Pet Friday», lo ha istituito Nintendo Italia con sede a Vimercate, giornate in cui tutti i dipendenti possono portare i loro animali domestici in azienda. Una volta al mese succede anche nella sede di Mars Italia, ad Assago. Mentre Purina, che produce prodotti per animali, ha realizzato una zona dedicata tutta a loro in azienda.

E se numerosi studi hanno mostrato i benefici (meno stress e più collaborazione tra il personale) derivanti dalla presenza di animali, appollaiati accanto al computer o sotto la scrivania, sui dipendenti e all’interno degli ambienti lavorativi, quella del congedo parentale non è l’unica iniziativa che mira a rendere più facile la vita ai lavoratori che hanno un animale domestico.

Solo alcuni mesi fa, in Italia, una dipendente dell’università La Sapienza ha potuto usufruire del permesso retribuito per assistere il suo cane in seguito a un intervento chirurgico. Un caso isolato, che fa ben sperare per il futuro.

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