Mercoledì, 23 Settembre 2015 14:31

carne bovinaPer il Mipaaf,  il vecchio sistema “ha dato ottimi risultati”, mentre lo smantellamento dell’etichettatura facoltativa “appare insufficiente”.

Nel Rapporto sul monitoraggio dell’etichettatura facoltativa sulle carni bovine– pubblicato dal Ministero delle Politiche Agricole- la nuova normativa sull’etichettatura dei prodotti alimentari appare “insufficiente”.
Dal 13 dicembre 2014, è stato soppresso il vecchio sistema di etichettatura facoltativo, in favore di una etichettatura facoltativa delle carni bovine semplificata. Il Rapporto analizza in chiave critica il passaggio al nuovo corso.

Una delle ragioni addotte da Bruxelles, a sostegno del cambiamento, è che i costi sostenuti dagli Stati membri e dagli operatori economici non erano proporzionati ai benefici. Per alleggerirli, non è più obbligatoria l’approvazione, da parte del Mipaaf del disciplinare dell’etichettatura facoltativa con relativi controlli da parte dell’organismo indipendente; inoltre, decadono le disposizioni nazionali che davano indicazioni applicative  sull’etichettatura obbligatoria e su quella facoltativa delle carni bovine.

Per il Ministero delle Politiche Agricole, il nuovo corso è “insufficiente”, perchè la  fiducia del consumatore per le carni bovine con informazioni facoltative, “è basata sulla convinzione che esiste un Organismo terzo che effettua un controllo sulla corretta applicazione del disciplinare ed una vigilanza specifica da parte della Pubblica Amministrazione”. Esattamente quanto previsto dal vecchio sistema , che “permette un ulteriore controllo sulla bontà dell’etichettatura obbligatoria anche da parte degli Organismi indipendenti”. Il tutto, sottolinea il Rapporto, “senza costo aggiuntivo per la Pubblica Amministrazione”.

Il Mipaaf- che fin dalle fasi preparatorie della nuova normativa europea  ha sostenuto il mantenimento del sistema previgente, vi ha dato continuità almeno per quanto riguarda le informazioni facoltative “ad alto valore aggiunto”; una continuità decisa per non penalizzare gli investimenti e le scelte già fatte in questa direzione dagli operatori della filiera italiana (produzione e distribuzione)  e per continuare a pagare i premi comunitari. Pertanto, con il decreto ministeriale n. 876/2015, il Mipaaf ha previsto una normativa ad hoc (struttura dei disciplinari e loro esame, autorizzazione Organismi terzi certificatori, definizione e gestione di un lotto di animali diversi lavorati nei laboratori di sezionamento e nei punti vendita, rilascio automatizzato di etichette anche per la vendita al taglio, ecc.)- e predisposto una apposita circolare per gli operatori e le organizzazioni che intendono fornire informazioni facoltative sulle proprie carni bovine.

Il Rapporto rileva inoltre che per alcune organizzazioni, che gestiscono le filiere (dalla fase di allevamento alla vendita del prodotto finito) “il sistema di etichettatura facoltativa applicato dall’anno 2000 “non ha aggiunto costi ai loro sistemi di gestione e controllo delle filiere”. Nel prendere il nuovo corso europeo, il Mipaaf ritiene  che non sia stata fatta “una reale analisi dei costi/benefici del sistema per giustificare l’approccio all’abrogazione dell’etichettatura delle carni bovine”.

In Italia, per poter riportare in etichetta informazioni “ad alto valore aggiunto” ( es. il sistema di allevamento, la razione alimentare, la tipologia di alimentazione, i trattamenti terapeutici, l’epoca di sospensione dei trattamenti terapeutici, il benessere animale, la razza o il tipo genetico), è necessario che le organizzazioni interessate dispongano di un disciplinare depositato presso il MIPAAF. Il disciplinare descrive le procedure operative per garantire la rintracciabilità della carne, la veridicità e un sistema di controllo attuato sia dal titolare del disciplinare sia da un organismo indipendente. Il monitoraggio pubblicato dal Mipaaf evidenzia che “delle 94 organizzazioni operative nel 2014, ben 68 (73%) hanno continuato, senza soluzione di continuità, ad etichettare le carni bovine con informazioni facoltative ad alto valore aggiunto”.

Numerosi mangimifici, macelli e stabilimenti e spesso anche le filiere godono già di certificazioni volontarie (che nei disciplinari sono riconosciute); fino ad oggi in Italia vi è stata una continua richiesta di approvazione di nuovi disciplinare da parte di operatori che forniscono carne alla grande distribuzione. E, in ogni caso, la GdO chiede ai propri fornitori che siano controllati da organismi terzi sia nell’ambito dell’etichettatura facoltativa che nell’ambito di certificazioni volontarie, proprio per assicurarsi una reale affidabilità del fornitore medesimo.

Un disciplinare di etichettatura facoltativa rappresenta lo strumento con cui la  filiera della carne bovina assicura ai consumatori finali “elevati livelli di informazione, ovvero mettono a loro disposizione informazioni aggiuntive che contribuiscono a migliorare l’efficacia del sistema di rintracciabilità”. In conclusione, il trend emerso dal monitoraggio “mette alla luce la volontà di adeguarsi a standard di gestione più rigidi, da un lato, per valorizzare le produzioni e, dall’altro, per tutelare il consumatore e di costruire una immagine deturpata dalle recenti crisi che hanno coinvolto le produzioni di carne bovina”.

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