Lunedì, 03 Agosto 2015 07:36

VIDEOIn Italia si sta parlando solo ora di un piano di monitoraggio. E’ risultata quindi molto in anticipo sui tempi l’iniziativa che SIVAR, in collaborazione con Zoetis, ha realizzato ormai da due anni.
ESVAC (sistema di sorveglianza europeo sull’uso degli antibiotici negli animali) è un acronimo ormai molto conosciuto tra i veterinari di tutta Europa, ma è opportuno richiamarne storia e significato.
L’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) ha iniziato questo progetto nel 2010 su richiesta della Commissione Europea finalizzato allo sviluppo di un sistema armonico di valutazione dell’uso degli antimicrobici
negli animali negli stati membri. Il primo report è stato pubblicato nel 2011 e ha riguardato i dati di nove nazioni nel periodo 2005- 2009. L’ultimo risale al 2012 con dati riguardanti 26 nazioni.

Questi report analizzano le tonnellate di antimicrobici usate rispetto alla PCU (Population Corrected Unit) presenti nello stato. L’Italia risulta essere la seconda nazione europea, dopo Cipro, in questa non esaltante
classifica. Questo è un sistema che però presenta dei forti limiti in quanto i mg/kg peso sono un valore che dipende molto dalla dose dei vari principi attivi usati. Ad esempio,le cicline hanno un uso in mg/kg molto
maggiore rispetto alle cefalosporine, per cui si avrà un maggior consumo in nazioni dove vengono appunto usati principi con un valore di mg/kg più alto. Un metodo più moderno si basa sul DDD (Defined Daily Dose) che considera invece le dosi somministrate e non i mg usati (DDDvet è l’acronimo definito da ESVAC per la veterinaria).

Questo sistema, mutuato dall’umana,  risulta più accurato e permette di avere un confronto sull’uso degli antimicrobici negli stati membri più puntuale ed in grado di meglio definire i consumi di antibiotico per specie e categoria di animali. Con l’obiettivo di contribuire allo  sviluppo dei principi generali per l’assegnazione di DDDvet per ogni singolo prodotto medicinale veterinario (VMP), nel corso del 2014 sono stati raccolti, su base volontaria, i dati riguardanti la dose giornaliera ed i giorni di trattamento dei medicinali antimicrobici autorizzati forniti da nove paesi dell’UE: Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Spagna, Svezia e Regno Unito.

Ora l’ ESVAC propone a tutti gli Stati Membri l’inserimento nel database centralizzato, via web, dei dati dei medicinali commercializzati nel proprio paese.Sono dati necessari al fine di una futura analisi dei consumi basata su questa nuova unità di misura che rappresenta un notevole miglioramento rispetto alla sola rilevazione dei consumi basata sul peso del principio attivo: DDDvet tiene conto del fatto che il numero di animali che possono essere trattati con un peso fisso di un antimicrobico varia notevolmente a seconda della dose che è richiesta per ogni trattamento.

Lo stesso database andrebbe a costituire lo strumento indispensabile anche per la quantificazione dei consumi a livello di singolo allevamento e questo potrebbe rappresentare senza dubbio un passo fondamentale per una analisi del rischio basata su dati oggettivi. L’Unione Europea considera una priorità la lotta all’antibiotico resistenza e la veterinaria è, più o meno a ragione, sul banco degli accusati. Le nazioni nordiche, Danimarca e Olanda in primis, hanno iniziato un monitoraggio sul consumo degli AM a livello di allevamento, monitoraggio che ha portato ad una significativa riduzione dell’uso.

In Italia si sta parlando solo ora di un piano di monitoraggio, è risultata quindi molto in anticipo sui tempi l’iniziativa che SIVAR, in collaborazione con ZOETIS, ha realizzato ormai da due anni: tutti i veterinari possono avere il calcolo esatto del DDD nei propri allevamenti, inserendo in un modo semplice e rapido i dati nel database messo a loro disposizione. Per il momento è possibile inserire solo dati riguardanti i bovini, ma i primi risultati dimostrano che abbiamo valori relativamente bassi anche se con una grossa variabilità tra gli allevamenti. Con l’adozione del DDD, quale valore ufficiale nella valutazione dell’uso degli antibiotici in allevamento,

Il veterinario aziendale sa in anticipo quale è la posizione di quella stalla rispetto alle altre ponendo più attenzione per quegli allevamenti che hanno un consumo troppo alto. In attesa che l’Italia si adegui a questo sistema, penso sia indispensabile per un professionista verificare il DDD per i suoi allevamenti. È possibile ed auspicabile che Il DDD possa diventare il parametro che sarà preso in considerazione, tra gli altri, nella valutazione del rischio dell’allevamento nei controlli ufficiali.

di Franco Aldovrandi e Mino Tolasi

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