Roma, 15 gennaio 2017 – Lupi cecoslovacchi o ibridi di lupo selvaggio? Un’inchiesta agita il mondo degli allevatori e costringe persino il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, a prendere posizione invocando norme più restrittive contro le illegalità e adombrando iniziative legislative stringenti già in sede di discussione del Piano per il lupo che avverrà entro gennaio in Conferenza Stato Regioni. Un testo che, sin qui, ha suscitato non poche prese di posizione viste le deroghe ipotizzate al divieto di caccia nei confronti dei predatori tutelati anche dalle normative europee. Di contro alcuni degli allevatori di Lupo cecoslovacco finiti nelle maglie delle indagini, si ribellano sostenendo che non ci siano i presupposti per parlare di illeciti.

Con ordine. Tutto parte dalla notizia di un’inchiesta iniziata, in realtà, fin dal 2013 e condotta dalla Procura della Repubblica di Modena. Ad operare, sul campo, i carabinieri e la nuova branca dell’Arma, ossia i carabinieri/forestali.

Proprio i militari hanno tirato le somme dell’operazione denominata Ave Lupo: 229 sequestri di ibrido tra cane e lupo selvatico in tutta Italia. Il Servizio CITES di Roma del Comando Unità Tutela Forestale Ambientale ed Agroalimentare Carabinieri (CUTFAA) ha portato a termine l’ultima fase dell’indagine per  stroncare l’ipotizzato traffico illegale di lupi selvatici usati per incrociare la razza Cane da Lupo Cecoslovacco (CLC). 54 le province interessate ed oltre 200 i proprietari coinvolti. Cittadini che, a vario titolo, avevano acquistato i cani (sino a 5.000 euro a esemplare); 9, invece, gli allevamenti messi sotto al microscopio a carico dei quali sono state emesse le misure di sequestro. In totale, 229 gli esemplari “bloccati”. Gli animali sono stati tutti affidati ai proprietari o agli allevatori che attualmente li ospitano.

L’attività criminosa scoperta prevedeva – sempre secondo gli inquirenti – l’utilizzo di lupi selvatici appartenenti alla specie Canis lupus per l’incrocio con cani da Lupo Cecoslovacco. I lupi venivano prelevati illegalmente nella zona dei Carpazi, nei paesi scandinavi o in Nord America per essere incrociati, con cani da Lupo Cecoslovacco selezionati, per ottenere un patrimonio genetico nuovo e capace di dare origine a esemplari di grande bellezza e più resistenti in violazione dei disciplinari stabiliti dall’ENCI (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana).

In Italia è proibito l’accoppiamento di animali domestici con quelli selvatici ed è vietato detenere lupi fino alla quarta generazione in assenza delle prescritte autorizzazioni poiché considerati specie protetta dalla CITES. A ciò si aggiunge – spiegano i carabinieri – il danno causato dal potenziale inquinamento genetico delle popolazioni di lupo selvatico italiano per la diffusione accidentale di alcuni di questi cani incrociati.

Alla luce dei risultati dell’indagine oggi il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti è intervenuto avvertendo: “L’inchiesta svela un business milionario illegale che contamina le specie e danneggia gravemente la nostra biodiversità. Rafforzeremo a tutti i livelli, anche dunque in sede europea, il nostro impegno contro il commercio delle specie ibride, stringendo le maglie che oggi consentono di aggirare la legge italiana”. E aggiunge: “Anche il Piano per la Conservazione del Lupo, il cui esame è previsto in conferenza Stato-Regioni per il 24 gennaio prossimo pone la massima attenzione sulla problematica dell’ibridazione prevedendo una serie di misure tecniche».

Un illecito, un’inchiesta, una conseguenza politica e legislativa. Ma non tutti sono d’accordo. In particolare uno degli allevatori finito sotto indagine respinge tutte le accuse. “Sono esemplari di cane lupo cecoslovacco e non lupi incrociati con i cani quelli sequestrati a Serramazzoni (Modena)”.  Lo sostiene l’avvocato Francesco Miraglia, legale dell’allevatore, che ha annunciato ricorso al Tribunale del Riesame «per l’immediato dissequestro» degli animali e parla di «indagine fondata sul nulla, dettata più da gelosie tra allevatori e associazioni varie più che da fondati fatti delittuosi». Le indagini – afferma il legale – sono basate «sull’esame di un sito internet dal quale venivano estrapolate informazioni importanti in merito alla discendenza dei cani da lupo cecoslovacchi. Sono le stesse analisi genetiche disposte dalla Procura modenese a smentire l’assunto accusatorio“. “I risultati genetici sugli animali dell’allevatore di Serramazzoni avrebbero evidenziato – rileva l’avvocato – che i genotipi bi-parentali sono completamente assegnati alla razza cane lupo cecoslovacco”.  

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