Durante una qualsiasi giornata lenta, pigra e meridionale, a una strana gita estiva mi era successo di incontrare il signor F. con la moglie, che dopo una breve conversazione di riscaldamento si era lasciato andare a confidenze autobiografiche esaltate: «Perla e Oscar, i nostri cani, sono stati i paggetti al matrimonio di mia figlia, abbiamo voluto anche loro perchè facenti parte della famiglia, e così vestiti bene noi e vestiti bene loro! Sì, anche per non lasciarli soli in casa…Li abbiamo portati in chiesa alla cerimonia, Perla ha portato le fedi all’altare, sono stati al ristorante…. Ebbene, erano fieri di portare gli abiti da cerimonia! Perla aveva un vestito in pizzo con gale ed Oscar aveva il frac con fiocchetto, e la gente non ci crede, ma loro erano consapevoli di essere parte attiva della festa, sono stati bravissimi e sempre al centro dell’attenzione!».

Si è un po’ inquieti a immaginarsi la cagnolina Perla e il cane Oscar con il cuscino portafedi e il vestitino in pizzo bianco e rosa, magari con guinzaglio da expo in pelle bianca e strass, fiocchetti in raso beige e brillantino centrale. E si stenta a evocare l’immagine del povero Oscar in frac nero con panciotto rosso e papillon dorato, fiocchetto in raso nero e tutto, pure lui sempre con guinzaglio da expo in pelle nera e strass. Gli animali domestici, per uno strano transfert e controtransfert, avverano oggi ancor più del passato dialettiche mai provate prima nelle vite di ‘padroncini’ sempre più antropomorfizzanti e bisognosi di sentimenti a quanto sembra scomparsi nel consesso umanoide; scegliendo per i cuccioli nomi sempre più equosolidali, caparbi, mitologici e assennati e sempre meno bestiali, come Fulco, Ermenegildo, Gianmaria, Brunilde, Ercole (Colonne di), Isaia, Uganda, Adelfo, Marisa, Alcibiade, Francesco Giuseppe, Mozambico, Cataldo, Gesualdo, anche per evitare gli ormai tradizionali, uncorrect e irriguardosi Axel, Pilù, Artù, Bubù, Fuffy, Ciuky, Chak, Miggy, Funny, Ciccy, Poppy, Fido? Vegetariani o carivori o erbivori, l’indirizzo chic e radical prevalente è la catalogazione seriale e puntigliosa di tutti i comportamenti alimentari e delle scelte nella cura della persona umana e non.

‘Fauna e Flora’ non sono due sciorette al mercatino dell’usato con sporte, grembiule e tutto, ma l’ossessione duplice contemporanea su cui rivalere le più recenti e smaniose attività ‘proiettive’, spesso anche senza senso o fondamento, secondo il più bozzettistico dei panteismi o animismi, “I’m nature and nature!” oppure “io sono l’animale che ho a casa” con i dovuti viceversa, nella simbiosi più carnale e nell’osmosi reazionaria che proibisce le minacciose ‘identità’. Ed ecco, visto che di identità è meglio non parlare, nell’era nostra di brodetti vari in cui bollire unicamente verità ‘liquide’, sarà più saggio abbracciare il trans-tutto e preferire il ‘fluido’ a ogni marmoreo e cartesiano ‘chiaro e distinto’. Che a volere troppo demarcare tra criceto e padrone si rischierebbe la sub-umanità e ogni sorta di fascismo o crudelismo? E altro che ‘vive la différence’, qui o si eguaglia o si muore. Ma nella scala delle priorità ambientali, civili e pedagogiche o filosofiche, più in alto toccherà piazzare i bimbi, le suocere, gli extracomunitari, gli animali, gli anziani, i telecomandi? Però nel farlo, non si rischierà che qualcuno di questi si offenda, vedendosi ingiustamente emarginato e scavalcato? A certi ‘amici degli animali’ antropocentrici interessa soprattutto renderli a loro somiglianza e immagine, col “pet power” più acritico che non si cura duùi far torto ai loro umani consimili.

Sarà forse più compassionevole adottare le balene a distanza, nel frattempo che l’idea di adottare un semplice bambino in modo ‘ravvicinato’ diventa opzione di serie B, rispetto alla glamour fecondazione in vitro tanto pubblicizzata? Gli atteggiamenti affettuosi verso gli animali domestici sono disparati, tra chi li adora come soprammobili e chi li ama più dei propri figli. Quindi, che il cane e il gatto siano i benvenuti purchè o restino intonsi tendaggi, divani, bassorilievi o li si parentalizzi fino a renderli possessori totali della casa, abolendo ogni barriera di intimità, nello sharing pervasivo che non vieti la comunanza di piano cottura e cesso. Adirittura qualcuno troverà doloroso dire pane al pane (e altro che “una rosa è una rosa”!), per non ledere dignità e salvaguardia delle bestie osando chiamarli cani, cercopitechi, suini e gatti, e invece premurandosi l’ingegno di nuove opportune parafrasi e litote di riguardo, per raffinare e nobilitare (come quelli che chiamano «estremità» i piedi , «sacerdote» il prete e «cattivo odore» la puzza).

Tra un Tasty veal e un Choppy pork, si evita il Junk food a cani e gatti. In Inghilterra esiste un posto con un banco frigo che ha una linea di alimenti freschi di qualità sopraffina, dall’arrosto di selvaggina al pasticcio di lasagne con tutto un florilegio di cibo human grade, che potrà essere opportunamente rifilato a qualsiasi buffet e nessuno se ne accorgerà. A Chelsea la catena Pet Pavilion ha aperto un ristorante pop up, dove i cani possono ‘ordinare’ salsiccia di cervo con riso integrale o parboiled. Alimentare i pet secondo la più recente logica del super food umano: sul sito americano Shinto’s si vendono pacchetti da quattro porzioni a base di tacchino e quinoa, o di salmone o angus e riso nero. “Spruce”, per cani, con anatra allevata a terra e fagioli neri o “Brave”: pesce e scaglie di cocco. Pet Winery fa ordinare il Dog Pawrignon o il Meow&Chandon e da Apollo Peak c’è anche il Catbernet e il Pinot Meow, e per finire Pet Pavillion fa il Pawsecco a base di ortica e ginger. Però, questa dolce vita tenera dei quattro zampe da soggiorno o salotto ospitati e amati da animalisti oltranzisti, non si manterrà al costo della morte violenta di consimili più scarognati? E per ogni gatto obeso nel tinello o cagnetta, vicino al caminetto d’antan, ci sarà un’orata che agonizza lungo un brutale allevamento ittico, o un polletto, allevato in vista di macellazione intensiva, che alla fine sbucheranno da sugose bustine tetrapak e scatolette sotto forma di triangolino saporito, bastoncino crock, delicata mousse, tender chunks in gravy, ravioloni, mini e maxi cookies o hamburgerino a forma di stella, al gusto cinghiale o merluzzo?

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