Milano, 2 aprile 2018 – “Aderisco anch’io alla petizione perché sia liberato il cane Miro, reo di abbaiare troppo e troppo forte. Innanzitutto perché un cane non si può sequestrare come fosse un oggetto qualsiasi (soffre confinato in una gabbia, lontano dalla sua casa e dalla sua famiglia) e perché questioni del genere vanno risolte con ragionevolezza, buon senso, rispetto e tolleranza reciproca”. Lo afferma Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli animali e dell’Ambiente, commentando la notizia, che ha avuto risonanza nazionale, del cane allontanato dall’abitazione dei proprietari e portato in un canile, in Trentino, perché accusato di “disturbo alla quiete pubblica”. Sulla piattaforma change.org, oltre 117 mila firme, non solo di cittadini italiani, chiedono al Tribunale del Riesame di revocare il provvedimento.

“L’abbaiare di un cane o il miagolare di un gatto – osserva l’ex ministro – fanno parte delle normali caratteristiche etologiche delle loro specie e non si possono considerare, di per sè, causa di disturbo della quiete pubblica, se non superano la “normale tollerabilità”. Un’espressione che il legislatore ha voluto generica, proprio per riferirsi alla “media sensibilità” delle persone (non una sola) che vivono dove i rumori “fastidiosi” sono percepiti. Peraltro le fonti di rumore, anche in una zona rurale, possono essere molte, quasi tutte di origine umana. Certo è che l’allontanamento coatto pregiudica il benessere dell’animale: perciò, in un mio progetto di legge (AC 19), propongo che in casi del genere non sia mai consentito. La mia solidarietà ai proprietari di Miro. Spero che possano presto riportarlo a casa”. 

«Un pastore maremmano è stato sequestrato e portato in un canile con l’accusa di abbaiare e disturbare il vicino, che vive a 300 metri di distanza. Siamo a Roverè della Luna, nei dintorni di Rovereto, in Trentino. È un fatto di una gravità inaudita, è un’azione illegale, poiché abbaiare è un diritto esistenziale dei cani». Così in una nota Rinaldo Sidoli, responsabile centro studi del Movimento Animalista. «Lo ha stabilito – prosegue il dirigente animalista – il giudice di pace di Rovereto l’11 agosto del 2006. Teniamo a precisare che la condotta della padrona appare non idonea a recare disturbo a un numero indeterminato di persone, per tanto se a lamentarsi del cane è un solo vicino di casa, non è disturbo della quiete pubblica. Il provvedimento va in conflitto con la sentenza della cassazione penale 11 aprile 2012, n. 15230. Eva Munter – continua – è vittima di stalking giudiziario. Il Movimento Animalista si schiera al suo fianco e sarà un interlocutore attento e pronto a fornire la massima collaborazione». «Sosterremo la sua petizione – prosegue òa nota – che ha raccolto oltre 117.000 firme (https://www.change.org/p/tribunale-del-riesame-di-trento-freemiro). Le lacrime di Eva sono arrivate al cuore di tutti gli animalisti. Rinchiudere Miro in uno spazio ristretto, senza la sua famiglia e lontano da chi lo ama è una violenza intollerabile. Chiediamo al Tribunale del Riesame di Trento il rilascio immediato per fermare questa sofferenza. Combattiamo ogni giorno per svuotare i canili e regalare una nuova vita ai nostri amici animali, e questa soluzione – conclude Sidoli – va contro ogni logica». 
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