Il cane più famoso d’Italia ha riacquistato la libertà alle 14,09 di ieri, a favor di telecamere. Paparazzato come si conviene a una celebrità, sia pure a sua insaputa. A quell’ora il direttore del canile di Rovereto ha aperto la gabbia numero 11, dalla quale è schizzato fuori Casimiro detto Miro, 60 chili di pelo bianchissimo e amore incondizionato subito inghiottiti dall’abbraccio della sua famiglia umana. Dopo l’accusa di abbaiare troppo e nei momenti sbagliati, finiscono così 22 giorni di cattività canina, ma non la complicata vicenda legale che ha mobilitato i cinofili. Lanciata sul sito chance.org, la petizione che chiedeva la scarcerazione del pastore abruzzese con l’hashtag #FreeMiro ha raccolto 242 mila firme. Ma per Miro non è ancora il momento di celebrare la festa della Liberazione. Resta agli arresti, sia pure domiciliari: divieto di uscire di casa dalle 21 alle 7, mondo cane.  

Si tratta di una di quelle tipiche risse legali fra vicini di casa che infestano la quotidianità degli italiani e intasano i tribunali. L’azione si svolge a Roveré della Luna, 1632 abitanti, ultimo comune in provincia di Trento prima che inizi quella di Bolzano: villette, aria buona, molte vigne, tanti cartelli di «Attento al cane» perché qui uno in casa ce l’hanno praticamente tutti. Casimiro detto Miro, tre anni e mezzo, superpacioccone e ipercoccoloso, vive con la famiglia Munter, un’anziana signora, la figlia, il marito della figlia e le due giovani figlie della figlia, Eva che ha trovato uno stage e un fidanzato a Milano e Desirée che invece lavora come operaia a Mezzocorona. Dall’altra parte della strada, altra villetta, quella del benzinaio del borgo, non nuovo, raccontano, a raid giudiziari contro i compaesani. Stavolta nel mirino è finito Miro, che gli avrebbe prodotto un danno biologico trasformando le notti in un festival dell’abbaiata (Sanremo, in pratica) e impedendogli di dormire. Prima querela, seconda querela. Alla terza, il giudice ordina il sequestro del corpo peloso del reato, appunto Miro, deportato e internato nella pur non lontana Rovereto. 

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Ed è qui, con l’arresto del cane, che la vicenda del paese inizia ad appassionare il Paese. Se ne impossessano i giornali e, soprattutto, i più lacrimogeni programmi tivù del pomeriggio, mentre la petizione raccoglie il numero astronomico di adesioni che abbiamo visto e interviene la politica. Maria Vittoria Brambilla, e chi se no, annuncia un’iniziativa legislativa per il libero bau in libero Stato perché, come spiega Rinaldo Sidoli del Movimento ambientalista, «abbaiare è un diritto esistenziale del cane». 

Per i Munter, però, è un dramma vero. Eva racconta di non avere dormito per dieci giorni dalla preoccupazione, mentre Desirée spiega ai giornalisti che loro non sono affatto di quegli animalisti fanatici o frivoli o tutti e due insieme (e nemmeno vegane o vegetariane, per inciso) e «insomma il cane lo trattiamo da cane, senza umanizzarlo. Ma proprio per questo ci manca, e molto». Mentre le fanciulle ringraziano per l’ondata di solidarietà e di affetto internettiani che le ha travolte, papà Roberto si augura che questa diventi una causa pilota per riaffermare il diritto degli animali a non essere trattati come cose. Il querelante, invece, parla solo attraverso il suo avvocato, che si dice stupito dal baccano mediatico della vicenda, che secondo lui è una questione legale e solo legale, non di principio. «L’animalismo c’entra nulla. Il mio cliente non è affatto contro gli animali. Ha accolto in casa un cane del canile due gatti randagi». 

Fra i due litiganti, il sindaco di Roveré, Luca Ferrari, non gode troppo. «Sul merito della causa non entro. Mi dispiace solo che il paese sia diventato famoso per questa vicenda e non per l’eccellente pinot grigio che ci si produce». Fin qui le tesi contrapposte. Intanto martedì la pugnace avvocatessa dei Munter, Cecilia Venturini, ha ottenuto dal Tribunale del riesame il dissequestro di Miro, e di conseguenza la sua uscita dallo Spielberg («Ma al canile l’hanno trattato benissimo», raccontano i Munter), il ritorno agli affetti familiari e la sua partecipazione come guest star alla puntata di ieri della «Vita in diretta» su Raiuno. Ma Miro ha vinto una battaglia, non la guerra. Il processo per disturbo della quiete pubblica si svolgerà il 27 aprile, a Trento. E speriamo che la giustizia dei cani sia più giusta di quella degli uomini. 

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