Venerdì, 11 Settembre 2015 13:46

volpe copy copy“Squilibrio ecologico”: sono i più i predatori delle prede. Ma il piano di abbattimento delle volpi nel chietino-lancianese è al vaglio della magistratura.

Una delibera di Giunta, approvata nel 2014, prevede un  piano triennale di controllo delle popolazioni di volpi -in alcune zone di ripopolamento e cattura e aree cinofile del territorio dell’Atc (Ambito Territoriale di Caccia) chietino-lancianese – con  attività notturne di abbattimento delle volpi a cura di “selecontrollori” abilitati. Il Piano è ora al vaglio della Magistratura, in seguito all’azione della Lega del Cane che si è rivolta alla Procura, mettendo in discussione  “in primis i criteri con i quali è stato effettuato il presunto censimento che ha portato a un così elevato numero di animali da uccidere e a quantificali in 1791 unità”.
Ipotizzata la violazione dell’art. 19 comma 2 della legge 157/92 (legge nazionale sulla caccia), accompagnata da dubbi sul parere favorevole dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) “del quale si ignora il reale contenuto e sul quale perciò si chiede di far luce”.“

Il Piano sotto accusa fa seguito ad un Protocollo d’Intesa siglato con la Provincia di Chieti nell’ambito del Piano Faunistico-Venatorio. L’elevata densità di predatori è considerata un “fattore limitante” per la diffusione della piccola selvaggina stanziale, soprattutto per la lepre. Di conseguenza, le amministrazioni territoriali hanno ritenuto indispensabile il controllo selettivo delle popolazioni di volpi e ridurne l’impatto predatorio su lepri, fagiani e starne. L’obiettivo del Piano è il raggiungimento di densità ottimali per costituire popolazioni naturali, stabili e autoriproduttive di piccola selvaggina stanziale. Un protocollo operativo provinciale prevede anche interventi tesi ad incrementare le risorse alimentari e idriche per la fauna selvatica, creare zone di rifugio e di nidificazione. La “produzione di selvaggina naturale” consentirebbe di sostituire nell’arco di 5-10 anni la pratica dei ripopolamenti, con conseguenti risparmi anche economici per l’Atc. In alcune zone, oltre all’abbattimento notturno, il Piano contempla anche metodi ecologici (gabbie).
Per l’attività venatoria su Vulpes vulpes la Provincia di Chieti ha autorizzato l’uso del cane da seguita nel mese di gennaio 2015, in forma di braccata, nel territorio adibito a libero esercizio venatorio.

Sulla legittimità dei piani di abbattimento delle volpi si è pronunciato nel 2013 il Consiglio di Stato nei confronti della Regione Veneto. In quella circostanza, i Giudici hanno sostenuto che l’amministrazione pubblica possa arginare l’incremento delle volpi, “con sistemi cruenti”, solo dopo “la verificata inutilità” di metodi ecologici.

Piano Triennale di Controllo delle Volpi (2014-2016)
Disciplinare provinciale per l’utilizzo del cane da seguito nelle attivita di caccia alla volpe

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