CI SONO cifre che valgono come un pugno allo stomaco: ogni anno, in Asia, vengono uccisi e mangiati 30 milioni di cani. Dati, confermati dall’associazione Human Society, ben raccontati nel durissimo documentario “Eating Happiness” presentato lo scorso anno agli Oscar. Il film aveva un obbiettivo: sensibilizzare l’opinione pubblica su quello che stava accadendo in paesi come Cina, Vietnam, Thailandia o le due Coree.

Ora per la Corea del Sud il messaggio sembra essere passato. Almeno in parte: il sindaco di Seongnam, città che ospita il grande mercato di Moran, il quale da solo commercia un terzo dei cani in tutto il Paese grazie a 22 rivenditori, ha annunciato lo stop alle macellazioni.

In Sud Corea ogni anno vengono consumati, stimano le associazioni ambientaliste, 2 milioni di cani. Le modalità con cui vengono allevati, custoditi e ammassati in gabbie e poi uccisi sono brutali e “inumane” tuonano da anni i membri della “Korea animals” in difesa degli amici a quattro zampe. A Moran i cani vengono scelti direttamente dai consumatori che li osservano mentre sono in gabbia: se lo desiderano, i clienti possono chiedere che vengano uccisi e macellati sul posto. Un massacro che va avanti da decenni e che, nonostante leggi del 1991, non trova fine.

Illegal dog slaughter to be banned in #MoranMarket ~ This does not ban the sale of #DogMeat
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— Koreandogs (@Koreandogs) 14 dicembre 2016

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