Scoperto un rettile di 200 milioni di anni. Prenderà il nome di un prof dell’Insubria
  • Martedì 17 ottobre 2017

Scoperto un rettile di 200 milioni di anni. Prenderà il nome di un prof dell’Insubria

Si chiama “Avicranium Renestoi” ed è stato dedicato a Silvio Renesto, che ha passato anni a studiare la materia

VARESE – È raro, ma succede, che una materia arrivi a portare il nome dello studioso che vi si è dedicato per anni: e quando ciò avviene, giustamente bisogna andarne veramente orgogliosi.

È quello che sta succedendo all’Università degli Studi dell’Insubria, dove al professor Silvio Renesto, paleontologo e ordinario di Scienze dell’Ambiente e della Natura, è stato dedicato un rettile di oltre 200 milioni di anni fa: l’Avicranium Renestoi. Sul Royal Society Open Space Publishing (ottobre 2017), i ricercatori Adam C. Pritchard del National Museum of Natural History di Washington e Sterling J. Nesbitt, della Yale University di New Haven, (USA) hanno descritto una nuova specie di rettile preistorico vissuto nel Triassico Superiore (ossia circa 200 milioni di anni fa) nelle zone del Nuovo Messico.

La nuova specie è stata battezzata con il nome scientifico di Avicranium renestoi: “Avicranium” perché il cranio somiglia più a quello di un uccello che a quello di un rettile, “renestoi” perché i due studiosi, considerato il fatto che il professor Renesto dell’Insubria ha descritto la maggior parte dei rettili Drepanosauromorfi, gruppo a cui appartiene Avicranium renestoi, hanno voluto dedicargli questo particolare esemplare, una specie di grosso camaleonte con la testa d’uccello diffuso in due continenti.

I Drepanosauri o Drepanosauromorfi, scoperti per la prima volta nei giacimenti Triassici della Lombardia e del Friuli, erano bizzarri piccoli rettili dell’altezza non superiore a mezzo metro e dallo scheletro altamente specializzato; il professor Renesto, che li ha studiati fin dagli anni ’90 ed è considerato da più di un decennio la massima autorità in materia, ha dimostrato che si trattava di rettili specializzati per la vita arboricola, vagamente simili a dei camaleonti con il collo lungo e la coda a foglia, che catturavano le prede (soprattutto insetti) con le fauci a becco o afferrandoli con le zampe dotate di “mani” a pinza.

I suoi studi hanno attribuito a questo gruppo resti incompleti dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna in attesa di classificazione, portando alla scoperta della grande diffusione dei drepanosauri nel Triassico.

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