(Jamma) – Gentile ingegnere, Le rispondo brevemente; in realtà non so a che cosa esattamente si riferisca quando dice “In Italia non esistono dati sul gioco se non quelli pubblicati poche settimane fa… finalmente, dopo una lunga attesa, abbiamo fra le mani una fotografia che, anche qualora non rappresenti fedelmente la realtà, almeno la delinea con una discreta approssimazione”.
Innanzitutto perché i dati epidemiologici sul gioco problematico in Italia sono disponibili, grazie all’estensione del monitoraggio ai comportamenti di gioco in denaro attuato con l’inclusione del CPGI nel questionario IPSAD e del SOGS Ra in quello ESPAD (ho curato personalmente, con il gruppo di ricerca del CNR di Pisa, l’intervento; il CNR ha poi validato anche i questionari canadese e statunitense in Italia) dal 2007 (dieci anni fa) e da allora le Relazioni al Parlamento sulle dipendenze contengono i dati che se ne desumono.

Certo si può far finta che non esistano ma esistono. Senza entrare in maggior dettaglio i soggetti tra i 15 e i 64 anni che il DSM IV definiva problematici (3-4 criteri) + patologici (> 4 criteri) e che il più recente DSM – 5 definisce patologici lievi (4-5 criteri), moderati (6 – 7 criteri) e gravi ( 8 – 9 criteri) (e che il CPGI accomuna in una unica categoria di “problematici”) erano nel rilevamento IPSAD del 2007 – 2008 una cifra stimata di circa 100.000 soggetti in Italia (0,6% giocatori last year); nel 2013-14 erano diventati 256.000 (1,6 % dei giocatori last year). A questi vanno però aggiunti gli ultrasessantacinquenni che giocano, secondo più ricerche convergenti (ASL Bergamo, AUSER), come i soggetti più giovani, portando il totale dei patologici (secondo la definizione DSM – 5) stimati a 300.000 (nel 2013-14, siamo in attesa della rilevazione successiva). Assolutamente in linea con i rilevamenti epidemiologici internazionali. ESPAD 2015 dice che il 42 % degli studenti italiani, circa 1 milione, ha giocato denaro almeno una volta nell’ultimo anno; di questi un po’ più del 10% con un pattern a rischio e un po’ meno del 10% con un pattern problematico.

In Italia sono in cura nei Servizi per le dipendenze 15.000 persone. Questi – e non altri- sono i numeri corretti ingegnere. Ma badi bene, se è una corbelleria priva di fondamento parlare di 1 milione o più di patologici (900.000 sono i giocatori che giocano con un pattern di rischio non trascurabile, condizione ben diversa dalla patologia), lo è almeno altrettanto parlare di “soli” 15.000 patologici.
Forse Lei non sa, non glie ne faccio un’accusa, non è il suo mestiere, che in Italia vi sono oltre 15 milioni di persone con l’ipertensione arteriosa e se ne cura meno di 1/3, ci sono oltre 2 milioni di italiani che bevono eccessivamente alcolici e se ne curano 70.000 e dei 13 milioni di
fumatori si fanno trattare in centri specialistici in meno di 100.000 all’anno. Proprio come i giocatori patologici; dei 300.000 stimabili su base scientifica si curano in 15.000.
Come vede nessun “abbaglio filosofico dal quale ….difficile uscire indenni”.
Quindi, vede ingegnere, se il “milione di ludopatici” (la prego di non usare questa definizione, la malattia non si chiama “ludopatia”, ma disturbo da gioco d’azzardo) è stata la bandiera dei movimenti NO – SLOT possiamo dire che i 15.000 da lei supposti sono la “foglia di fico” di Sistema gioco Italia.

Non entro qui nel merito del rapporto tra “raccolta” e “spesa” su cui mi sono già abbondantemente espresso (credo che chi ha voluto capire la mia concezione di “spesa” lo ha fatto senza problemi…), ma ci tengo a dire che, se si riferiva al sottoscritto quando diceva il “mondo degli specialisti” non ci sono affatto “due conticini, peraltro errati”. Né ho mai pensato di “piegare la realtà alla …(mia, ndr) fede”.
Ingegnere Lei chiede “dov’era Jarre quando il mondo dei “no-slot” brandiva quei 95 miliardi gridando come gli stessi “venissero bruciati” al gioco? “: glie lo dico senza problemi, ero a studiare seriamente il fenomeno, senza farmi condizionare né dai demagoghi faciloni né dai conti interessati dei commercianti del gioco. Per quanto riguarda la disponibilità al dialogo e al confronto quella c’è sempre, ma è inutile – mi passi la battuta – chiedere protezione a San Polverone, protettore degli indiani in fuga nei film western di una volta. In trasparenza, quindi, anche quando i dati (e quelli su AWP abbia pazienza lo sono parecchio…) sono scomodi.. Buon proseguimento.
Paolo Jarre

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