Giovedì, 16 Luglio 2015 09:24

avvocatiDopo la condanna in primo grado, gli avvocati dell’allevamento di beagle Green Hill presentano ricorso.
I vertici dell’allevamento di cani, che erano stati condannati in primo grado per maltrattamento e uccisione di animale dal Tribunale di Brescia, passano al contrattacco contestando la sentenza ritenendola «fondata sull’erronea applicazione delle norme e sul travisamento dei fatti e delle prove».

I difensori di Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, di Renzo Graziosi, veterinario e di Roberto Bravi, direttore dell’allevamento, chiedono l’assoluzione dall’accusa di maltrattamento e uccisione di animali per i loro assistiti, la revoca della confisca dei quasi tremila cani, e pongono anche una questione di legittimità costituzionale per la quale hanno richiesto di inviare gli atti alla Consulta.

Green Hill in sostanza ribadisce di avere rispettato il decreto 116/92 che regolamenta la tutela degli animali utilizzati nella ricerca e di aver gestito correttamente l’allevamento come confermano le numerose ispezioni positive delle autorità. Sottolineando che si occupava esclusivamente dell’allevamento di cani per la sperimentazione biomedica, escludendo di aver mai eseguito alcuna forma di sperimentazione scientifica sugli animali.

Il Tribunale di Brescia aveva condannato i tre responsabili di Green Hill con pene fine a un anno e sei mesi. Nella sua requisitoria il Pm Cassiani aveva accusato l’allevamento di aver messo in campo una strategia precisa di sacrificare gli animali per la sperimentazione.

I legali dell’allevamento riportano inoltre quanto sottolineato da Dario Padovan, presidente di Pro-Test Italia, associazione no-profit che si propone di divulgare e promuovere al grande pubblico le corrette conoscenze sulla ricerca scientifica: «Va ricordato che ogni farmaco, prima di essere immesso sul mercato, dagli analgesici ai chemioterapici, deve obbligatoriamente essere preventivamente sperimentato su due specie animali, di cui una non può essere un roditore, per valutare potenziali effetti collaterali. Il motivo per cui vengono utilizzati cani di razza beagle – continua Padovan – è legato al fatto che rappresentano modelli altamente coerenti con quelli umani e per questo vengono impiegati per studiare gli effetti collaterali di particolari farmaci che verranno poi messi in commercio». (fonte)

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