Lunedì, 22 Febbraio 2016 07:26

parmesan confezione FTGAttesa per l’imminente esito disciplinare nei confronti di un’azienda fallita dopo lo stop della FDA. Ma non per la pasta di legno.
Una scoperta emersa grazie ad alcuni test fatti da ‘Bloomberg News’ quattro anni fa e, a seguito dei quali, la Food and Drug Administration (Agenzia statunitense per alimenti e medicinali) ha lanciato l’allerta. Nel 2012, infatti, la FDA ha iniziato ad occuparsi della vicenda del prodotto targato ‘Castle Cheese Inc’ nel quale era stata riscontrata, oltre al formaggio, una varietà di ‘materiali inaspettati’.

Pasta di legno e requisiti ufficiali- Tra i requisiti per poter etichettare il prodotto come ‘Parmesan’ ufficiale, la Food and Drug Administration indica un massimo di umidità pari al 32%, una “consistenza granulosa,” una “buccia resistente ma fragile” e, tra le altre cose, “essere fatto con latte di mucca”. Ma, riporta il ‘Washington Post’, da nessuna parte si parla di “pasta di legno” come ingrediente ‘appropriato’. Né è considerata accettabile la sua presenza in formaggi meno costosi, come il cheddar. Del resto, sottolinea il quotidiano, dovrebbe andare da sé che il parmigiano dovrebbe essere solo parmigiano. Eppure, in quello che era pubblicizzato e venduto come “100% Parmesan” è stata riscontrata la presenza di pasta di legno e di altri formaggi.

Adulterated and misbranded food-  L’agenzia governativa statunitense ha così scritto all’azienda un severo avvertimento, sottolineando che “l’etichetta dichiara come i prodotti siano ‘Parmesan Cheese’ o ‘Romano cheese’ mentre, in realtà, sono una miscela di vari formaggi e altri ingredienti” e precisando come “i prodotti ‘Parmesan Cheese’ non contengono ‘Parmesan Cheese'”. L’accusa contro la ‘Castle Cheese Inc.’ provocò il blocco dell’azienda che, l’anno successivo, presentò istanza di fallimento. Nei prossimi giorni, inoltre, è atteso il giudizio per il presidente della compagnia.

Lo scorso ottobre, il suo avvocato – in un’intervista al ‘Pittsburgh Post Gazette’ – aveva affermato che il caso è una questione di etichettatura impropria, non di sicurezza alimentare: “La salute o la sicurezza dei consumatori non è mai stata mai compromessa a causa di questa etichettatura”. (AdnKronos)

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