In molti paesi asiatici, Cina in testa, la carne di cane (e di gatto) è venduta per essere mangiata. I cani vengono allevati in gabbia e abbattuti verso i 2, 3 anni di vita.

È recente la storia dei venticinque cani che sono stati adottati dall’associazione americana Humane Society for Southwest Washington (southwesthumane.org), specializzata nel dare sostegno ad animali abusati e persone disagiate e senzatetto.
In questo caso, un gruppo di allevatori della Corea del Sud era passata dalla macellazione di carne canina al mercato del riso e gli animali rischiavano di venire abbandonati dopo un’esistenza vissuta dietro le sbarre di una gabbia (e, quasi, certamente, finire comunque uccisi).

Dieci dei venticinque cani salvati da una morte sicura sono già stati adottati, mentre altri settantotto esemplari provenienti dallo stesso allevamento sono stati portati in altri rifugi tra Washington e la California.

Il problema è che, nonostante le proteste di migliaia di animalisti in tutto il mondo e le raccolte di firme, il business della carne di cane non sembra destinato a rallentare in molte aree  in Asia. E, solo la scorsa estate a Yulin, in Cina meridionale, si è svolto il Festival annuale della carne di cane. La Humane Society International ha stimato che circa 2 milioni di cani, ogni anno, vengono macellati  per essere venduti come carne da pasto in Corea del Sud (anche i gatti subiscono spesso lo stesso trattamento).
Parliamo di cani meticci ma anche di razza, dal mastino giapponese che può arrivare a pesare fino a 59 chili, al Jindo coreano, un cane da caccia di taglia media.

L’associazione americana segnala sul sito gli esemplari attualmente in cerca di una famiglia e sostiene le persone interessate nella fase di scelta e conoscenza (inutile dire che si tratta di animali fortemente traumatizzati da privazioni e torture).
«La maggior parte sono giovani, da un anno a tre. Non sanno nulla del mondo fuori dalla gabbia e occorre rieducarli a una vita normale con gradualità», spiegano i volontari.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sull’argomento, la Humane Society International sta anche organizzando campagne di informazione in vista delle Olimpiadi invernali del 2018 a Pyeongchang, in Corea del Sud.

Ma anche molti sudcoreani iniziano ad opporsi a queste brutalità: la società di volontari Koreandogs.org denuncia la sconvolgente crudeltà dell’industria asiatica della carne di cane. «Non esiste giustificazione a pratiche come questa», dichiara la giovane  fondatrice del gruppo Giny Woo.

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