Elena Gaiardoni

«E da allora si narra che sulla terra ci saranno sempre solo un uomo e un gatto in grado di conoscere la strada per il Paradiso». Questa, nella Genesi, è la fine dell’episodio di Giacobbe che, curioso di sapere dove fosse il Paradiso, chiede aiuto al suo gatto, capace di vedere nella notte. Il micio lo porta fino alla soglia della più mitica vacanza che ci sia. In fatto di ferie nessuno se ne intende più di un felix, visto che fu proprio lui a trovare la rotta per la spiaggia dove Dio stesso prende il sole. Il gatto del terzo figlio di Adamo ci arrivò da solo prima che esistesse la compagnia americana PetAirlines che, con costi proibitivi, trasporta solo gatti e cani verso le destinazioni vacanziere.

Abbiamo iniziato con un l’episodio biblico per sfatare un mito, ovvero che i gatti non sopportino l’acqua, quella culla che si estende sulle terre tra mari e laghi, refrigerio materno e venusiano. Per arrivare al Paradiso bisognava per forza attraversare un fiume, quindi il gatto adamitico è il primo a testimoniare che i felix non solo nuotano, ma cercano l’acqua, come si può notare anche dalle loro abitudini domestiche. In quanti casi il minitigrotto casalingo impara ad aprire il rubinetto, e poi gioca con l’H2O e spesso si lava anche la testa? Basta guardare i video su Facebook per rendersene conto. Via, quindi, il pregiudizio che i gatti rifuggano dalle grandi distese limpide, e sottolineiamo limpide, perché l’acqua per loro deve essere sempre fresca, pulita, trasparente, soprattutto nelle ciotole che d’estate si lasciano in casa, sempre lontane dal cibo e dalla lettiera. Il divertente fusaiolo delle nostre coccole è originario del deserto, quindi per lui l’acqua deve essere una conquista, la sua ricerca non può essere semplice. Avendo nel cromosoma lo specchio dell’oasi, come si vede dai suoi occhi, ricordate che le ciotole devono essere basse e molto larghe, perché detesta il contatto delle vibrisse con i bordi di ceramica e acciaio.

È ovvio che il micio non ambisca a stare sotto l’ombrellone in un trasportino nel sole cocente, visto che predilige la frescura dell’ombra alberata, e accortezza su un dettaglio: non c’è nulla di più dannoso per il suo stomaco che le alghe, velenose per lui come per noi determinati funghi. Il contatto con l’acqua gli è di ristoro per uno dei danni estivi più frequenti: il colpo di calore, che si manifesta con attacchi di respiro ansioso, orecchie particolarmente rosse, mancamento dei sensi. Per tenerlo al fresco si può inumidire un asciugamano e passarlo sul suo corpo con molta dolcezza.

Comunque, che vi troviate ai bordi di una piscina, su uno scoglio oppure su un pontile lacustre, non scioccatevi se il vostro gatto manifesta il desiderio di farsi un tuffo, non è per niente anomalo: i mici sanno stare a galla, tengono la testa fuori dall’acqua e muovono piano piano le zampette in acqua come se camminassero. Ci sono razze che sfoderano provetti nuotatori, come i main coon, i norvegesi e i gatti d’angora turchi. A proposito, in Turchia corre una leggenda. Quando le onde del Diluvio Universale iniziarono la ritirata, Noè impose agli animali di attendere che la terra emergesse appieno. Ovviamente, chi furono gli unici a disobbedire? Due incantevoli mici bianchi, che si tuffarono dall’arca e raggiunsero il primo isolotto. Immaginiamo l’incanto!

Chi avesse voglia di vedere un simile spettacolo può recarsi nella colonia di Su Pallosu. Un Eden protetto, dove tra scogli e risacche i gatti sono i signori del vento e del silenzio. Sulla marina di San Vero Milis, in provincia di Oristano, i mici neri, beige, tigrati corrono sulla spiaggia. La meraviglia è meta di fotografi e appassionati che arrivano da ogni parte d’Italia e non solo, perché il gatto sulla riva del mare è proprio un segno e un sogno di Paradiso.

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