Florinda Bonazza

Florinda Bonazza

di Eleonora Cinti

Comacchio. Nel comune di Comacchio sta nascendo un’associazione che si chiamerà Associazione Onlus Flò, fondata da Florinda Bonazza, Cora Bonazza e altri soci. “L’associazione nasce principalmente per salvare i cani dalle perreras spagnole, anche se un occhio lo terremo vigile su altre realtà, come quella della Serbia, Romania, Inghilterra e Germania. Ovviamente abbiamo richieste di aiuto anche in Italia e non possiamo dire di no”. A parlare è Florinda. Accanto ha il suo inseparabile Boby, un cagnolino di media taglia con qualche caratteristica del cane da caccia. Nonostante sia sfuggito dall’inferno della perreras di Siviglia, le peggiori, è di una dolcezza e tranquillità infinite. Ovviamente anche lui cerca casa.

La traduzione del termine spagnolo perreras, è semplicemente canile. Quello che sconvolge, è il trattamento che in Spagna il cane subisce (ad eccezione della regione della Catalogna, che ha una concezione del canile simile a quella italiana).

“La Spagna non ha una legge per la cura e il benessere dell’animale come può esistere in Italia o anche in altre Nazioni – spiega Florinda -. In Spagna ci sono poche regole e mal seguite. Quando un cane randagio viene accalappiato, viene portato alle perreras, dopodiché dovrebbe esser controllata la presenza nell’animale del microchip, cosa che non sempre avviene. Se il cane non ha il microchip, viene ucciso dopo 48 ore. Se ce l’ha, il padrone ha dieci giorni per poterlo recuperare, altrimenti verrà ucciso anch’esso. Dal primo giorno che un cane entra a far parte della lista di soppressione (che in teoria ha la durata di 10 giorni, attesa quasi mai rispettata), non gli viene più somministrato né cibo, ne acqua. Poi arriva il giorno della soppressione e nelle perreras hanno tre modalità per rendere inoffensivo un cane prima della soppressione, la prima è la bastonazione sino a tramortirlo, la seconda è metterli in una camera a gas, dove la quantità di gas non è letale, la terza è una puntura neoparalizzante, dove il cane in otto ore arriva a non muoversi più ma è sveglio e vigile. Dopo la scelta di uno di questi tre trattamenti, cani vivi, tramortiti e morti, vengono bruciati in massa. Tutte queste informazioni, ne siamo a conoscenza grazie ai volontari spagnoli, che cercano il sostegno dei volontari di altri stati, come l’Italia”.

In Spagna, assicura Florinda, avviene anche molto spesso che il proprietario stesso del cane, qualora se ne voglia liberare, lo porti personalmente alla perreras, nonostante sappia la fine che farà.

Nonostante le uccisioni siano quotidiane, le perreras sono sempre colme di cani che ricominceranno l’agghiacciante ciclo di tortura. Viene da chiedersi: come possono esserci continuamente così tanti cani randagi?

“La componente principale di tutto questo è la malvagità”, riscontrabile anche in un altro episodio che racconta Florinda, dove una sua amica e volontaria, recatasi in Spagna per ritirare due cani già prenotati, “mentre li attendeva e guardava al di là della rete della perreras con i soldi in mano per riscattarli, ha sentito le risa di scherno del dipendente che hanno preceduto un gesto orrendo: le hanno ammazzato i cani sotto gli occhi sbattendoli alla parete”.

Attraverso i volontari spagnoli si riesce a salvare circa 30 cani al mese. I volontari si recano nella perreras scelta e recuperano i nominativi dei cani nella lista di soppressione, specialmente i più urgenti, cioè più vicini alla data di abbattimento. Una volta riscattati, vengono tenuti un altro mese in Spagna in una struttura adatta ad ospitare il cane, in cui vengono vaccinati, chippati e curati. Dopodiché vengono trasportati in un camioncino attrezzato o in aereo sino in Italia, dove volontari li conducono dal nuovo padrone o alle Onlus che li terrà finché non verranno adottati. Il riscatto, ha un costo totale che si aggira tra i 350/ 450 euro.

“L’unico modo per interrompere questo processo è intervenire in modo comunitario, a livello europeo – sostiene Florinda –. Abbiamo già un europarlamentare che ha risposto alla nostra richiesta, inoltre l’ex ministro Franco Frattini (commissario europeo per la giustizia dal 2004 al 2008, ndr) ci aiuta consigliandoci direttive particolari, specie per la Serbia. Abbiamo anche presentato in Parlamento il progetto ‘Stati amici degli animali’”.

Questo progetto nasce dal fatto che la legge del parlamento europeo e del consiglio n. 576/2013 art. 37 è incompleto. Questa legge dovrebbe regolare il transito degli animali non commerciali, cioè di quelli che giungono in uno stato straniero assieme al proprio padrone durante una vacanza, quindi del cane da compagnia del turista. “Ma questa legge – obietta Florinda – non definisce in quale stato un turista, nel caso perdesse il proprio cane, lo ritroverebbe in un canile ad attenderlo senza essere su una lista di soppressione”. Quindi, l’Associazione Onlus Flò, propone di creare una mappatura geografica che indichi gli Stati che trattano bene gli animali: un bollino rosso e nero, indicherà dove sterminano gli animali, un bollino blu indicherà che lo stato è per il controllo delle nascite ed è contro la soppressione.

Molte sono le iniziative per sostenere l’associazione, come quella al ristorante Gazebo di Lido degli Estensi il 21 novembre, dove, durante una cena allietata dal karaoke, si potrà partecipare ad una lotteria, anch’essa destinata al riscatto dei cani. Il proprietario del Gazebo devolverà anch’esso, parte dell’incasso per questo fine.

Anche RTL 102.5 appoggia l’associazione. Inviando un sms al numero 349/3491025 con scritto VERY NORMAL DOG, non si devolveranno soldi, ma servirà alla radio per capire, quante persone potrebbero aderire ad una futura richiesta di un sms solidale. Se gli sms saranno numerosi, allora RTL 102.5 creerà una nuova richiesta per sms solidali.

Chiunque voglia aiutare l’associazione, può farlo contattando Florinda al numero 339/4375447 oppure contattando l’associazione su Facebook al nome Associazione Onlus Flò. Non serve solo un aiuto economico, ma anche chi riesce a dare stalli casalinghi gratuiti, cioè chi si propone di tenere il cane in attesa che venga adottato, facendo risparmiare all’associazione la spesa di una pensione per cani.

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