Una passione, quella per i mici, che accomuna gli uomini dotati di una sensibilità superiore.

Protagonista fin dalla notte dei tempi di miti e leggende, venerato alla stregua di un dio nell’antico Egitto dove le donne ne imitavano i tratti truccando gli occhi per accentuare bellezza e mistero,
considerato nel Medioevo amico prediletto delle streghe e per questo arso vivo, simbolo di femminilità e magia, il gatto ha sempre esercitato sull’uomo un certo fascino ed è stato sia amato sia odiato come nessun’altra creatura. Ma che lo credano “ipocrita”, “opportunista”, “incapace di amare”, o tenero e amorevole, al felino non è mai fregato nulla, perché non vive per compiacere gli altri, bensì solo se stesso. Oggi è ancora la star indiscussa de “Il libro dei gatti immaginari”, a cura di Gianfranco De Turris (edito da Iouvence, collana Finzioni, p. 390, 24,00 euro).

Una miscellanea di storie di ogni genere, dallo storico al fantascientifico, dal poliziesco all’orrorifico, dal tragico all’umoristico, ambientate nel passato e persino nel futuro (proprio perché i gatti sono sempre più avanti di noi), ed in grado di catturare l’interesse del lettore come fa il gatto con il topo, tenendolo con il fiato sospeso. Il filo conduttore che lega i 25 racconti, selezionati da De Turris insieme a Marina Alberghini, scritti da altrettanti autori italiani, tutti gattofili, è appunto la presenza di miei come protagonisti. A condire il tutto, in appendice, anche il saggio “Cani e gatti” del 1926 di Howard Phillips Lovecraft, secondo il quale«Il cane dà, il gatto è» e che loda la grazia e l’autosufficienza dell’animale più affascinate del creato: sua maestà il gatto. Non solo indipendenza ed eleganza, ma anche curiosità, giocosità, tenerezza, personalità, riservatezza, sono numerose le doti tipiche del gatto che da sempre lo hanno reso il mammifero prediletto di pittori, poeti, scrittori, musicisti e filosofi. «Ispiratore di opere e quasi un guru di conoscenza»,così lo definisce Marina Alberghini, presidente dell’ Accademia dei gatti magici. Neruda, Baudelaire, Apollinaire, Pascoli, Bukowskì, Eliot, Twain, sono solo alcune delle nobili penne che hanno raccontato il gatto con incanto. A queste oggi si aggiungono quelle di Luigi De Pascalis, Gianfranco Nerozzì, Gloria Barberi, Giuseppe Magnarapa, Augusto Grandi, Simona Cigliana, Ugo Ciaccio, Francesco Grasso, Antonio Tentori, Miranda Miranda e tanti altri autori di questa splendida antologia felina. Perché, in fondo, c’è sempre un gatto. Ovunque ci sia una mente libera. Insomma, quello degli artisti per i gatti è amore vero e anche corrisposto, perché il gatto è un essere contemplativo, assorto e silenzioso. Si trova a sua agio tra le carte, i fogli, i libri, e adorala musica. Pensiamo alla canzone di Gino Paoli: «C’era una volta una gatta che aveva una macchia nera sul muso e una vecchia soffitta vicino al mare, se la chitarra suonavo la gatta faceva le fusa e una stellina scendeva vicina vicina e mi sorrideva…».

Franco Anselmi
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Il gatto sa essere presente senza essere invadente. Il suo compagno ideale per questo è il libero pensatore, perché spirito libero è anche questo straordinario felino, al quale non si può comandare e dal quale non si può pretendere e che, quando è assorto scrutando con stupore il nulla, sembra che sia quasi assente, immerso in un’altra misteriosa dimensione che solo il gatto ha il privilegio di poter visitare nel corso delle sue sette vite. Si tratta di un altrove dove forse solo all’artista è concesso di mettere piede. Attraverso quel dono speciale che possiede: la fantasia. Ecco allora che si può irrompere in un mondo magico, quello raccontato ne “Il libro dei gatti immaginari”, un universo sospeso tra il sogno e la realtà, in cui tutto è possibile. I suoi abitanti sono miei molto particolari, che spesso raccontano in prima persona le vicende che li vedono protagonisti e che hanno frequentazioni alquanto bizzarre. E se nel medioevo era diffusa la credenza che ogni strega avesse un gatto, oggi ci siamo accorti che ogni grande artista ne ha uno. Spesso accanto a lui mentre crea, una sorta di “musa ispiratrice”, di “diva”. Una grande passione quella per i miei, che accomuna tutti coloro che sono dotati di una sensibilità superiore e sono capaci quindi di vedere il gatto per ciò che è, al di sopra di ogni ignobile pregiudizio: una creatura magica.

NOEMI AZZURRA BARBUTO

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