di Marco Pasqua

Il cartello “urla” la rabbia e il dolore che solo chi ha amato (ed è stato amato) da un cane o da un gatto può capire e che, da un giorno dall’altro, deve rinunciare a quell’affetto. E’ il dolore di un padrone che si è visto avvelenare il proprio animale e che è stampato, nero su bianco, su un foglio affisso al cancello di ingresso dell’Università Agraria di Castel Madama. «A quell’idiota che ha provocato la morte del mio cane con il boccone – recita la scritta – La stessa fine, se lo prendo, la faccio fare a lui, bastardo». Sotto, la foto di un cane meticcio, davanti a quella che sembra essere la sua casa. Quasi sicuramente, nessuno avrà pagato per la morte di questo cane: perché è difficilissimo risalire all’identità di questi mostri (perché non ci sono altri modi per definire questi individui senza cuore) che disseminano polpette avvelenate per i parchi della capitale. Su Facebook, di tanto in tanto, partono appelli per arrivare a rintracciare i responsabili di queste azioni: «Ragazzi stiamo attenti stanno mettendo polpette avvelenate nei parchi. Facciamo attenzione ai nostri pelosetti», scrive Patrizia. Appelli che, spesso, non riescono ad evitare questi incontri mortali, di fronte ai quali bisogna sempre essere vigili. Come amanti degli animali e come cittadini.
marco.pasqua@ilmessaggero.it

Martedì 24 Luglio 2018 – Ultimo aggiornamento: 00:45

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