Aumentano i cani e gatti milionari. Sarà anche una sorta di moda, ma sono sempre più gli animali domestici che alla morte del proprio padrone si scoprono milionari. Succede che i padroni decidano di lasciare agli amati amici quadrupedi una piccola o grande fortuna, per garantire un futuro più che roseo. La tendenza, premesso che ognuno è libero di disporre come meglio crede dei suoi averi, sia da vivo che da morto, apre anche qualche interrogativo di natura giuridica.

La legge in Italia

La normativa in vigore nel nostro Paese considera gli animali, compresi quelli d’affezione, dei beni mobili e, come tali, oggetto di diritti (come la proprietà) ma non soggetti di diritti. Non possono, quindi, ereditare somme di denaro come accade per un persona fisica. Possono però essere destinati dei lasciti sotto forma di legati, attraverso i quali il defunto dispone a carico di un suo erede un onere a favore dell’amato peloso, rimasto senza il suo padrone.

Se non ci sono eredi?

La faccenda legale si complica nel caso in cui il padrone muore e non ha eredi. Le ultime volontà del padrone umano, però, sono quelle di lasciare i suoi averi al cane o gatto di turno. Il rischio è che tutti i danari passino nelle mani dello Stato. Se non ci sono coniugi né parenti, fino al sesto grado, l’eredità finisce nelle casse statali. Giammai.

Il quesito giuridico

E se manca un erede, l’animale non può ereditare nulla? Come sempre, le leggi si possono interpretare. E’ buona cosa, in questo caso, nominare un esecutore testamentario, il quale sarà chiamato a realizzare le volontà espresse dal povero defunto nel modo migliore, destinando anche parte degli averi alla cura dell’animale domestico.

 

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