Persi nel loro mondo di odori, riescono a non farsi ingannare dall’apparenza. Col naso puntato a terra seguono tracce invisibili, distinguono tra centinaia di odori le molecole giuste, quelle lasciate da chi scompare, ma è ancora vivo. Ciò che conta in questa corsa contro il tempo è la simbiosi costruita in anni di addestramento col loro conduttore, che ne capisce i segnali e li accompagna lungo il percorso, che sia il turista disperso nei boschi, il caso di Yara Gambirasio o le tracce di Elena Ceste sulle colline astigiane.  

Dagli Usa all’Italia

Negli Stati Uniti sono parte integrante delle forze di polizia, in Italia i bloodhound, i cani molecolari, sono diventati famosi negli ultimi anni, impiegati nei casi più difficili per tracciare il percorso delle persone scomparse. E i cani detective si allenano anche qui, tra i boschi di Bellinzago, dove l’associazione Anti incendi boschivi ha voluto fondare circa tre anni fa un’unità cinofila. Un investimento importante per i volontari che ora vengono chiamati, 24 ore su 24, tra Piemonte e Lombardia. Casi diversi: il ragazzino scappato di casa, l’anziano disperso, delitti come quello della donna uccisa a Oleggio, quando ai volontari venne chiesto un aiuto per ricostruire il percorso del killer. 

Hazel, figlia d’arte  

Hazel ormai è un’esperta, ospite fissa di Quarto Grado su Rete4 insieme al suo conduttore Roberto Fanchini, lei come mascotte, lui come opinionista: figlia di Joker, il cane molecolare della polizia svizzera usato per le ricerche di Yara Gambirasio, è cresciuta nell’allevamento «Il fiuto dei laghi» di Comignago ed è ora uno dei due cani operativi dell’Aib di Bellinzago. Uno dei suoi piccoli è già stato «reclutato» dai carabinieri di Firenze. Ci mette un attimo a trovare la traccia del «finto scomparso» tra i boschi di Bellinzago: annusa il campione prelevato dall’auto, lo isola da quello degli altri e dieci minuti più tardi è già nel bosco a ricevere la ricompensa.  

Un esercizio semplice in confronto all’esame superato davanti alla giuria della Nbas, l’associazione svizzera che addestra i cani molecolari alla ricerca di persone. «Ha dovuto trovare una traccia di 24 ore prima, tra asfalto, parchi, tante distrazioni. Questa razza può isolare un odore tra 650 e, secondo la polizia Usa, trovare una traccia anche dopo 30 giorni. E non è come nei film, che se passi nell’acqua perdono le tracce, anzi. Fanno prima».  

Come si cerca  

È il legame tra conduttore e animale a fare la differenza, per questo dopo l’addestramento è impossibile venderli: «Sarebbe come parlare un’altra lingua». Guanti e garza sterile, si preleva un campione di odore: «E’ il momento più difficile, bisogna isolare il campione in modo che non sia contaminato – racconta Fanchini -. Il cane cerca le tracce di quelle molecole, e se l’oggetto è stato toccato da altri, bisogna sapere chi sono e fargli isolare il loro odore». Le tracce migliori? Le scarpe, un rasoio, le lenzuola al fondo del letto. Meno gli abiti: «Quando ce li portano i familiari in grossi sacchetti, ormai sono stati toccati da tutti, sono inutilizzabili».  

Poi si parte: persi nel loro mondo, i cani seguono solo l’odore. Prima la traccia più fresca, poi quella più vecchia: «Nel caso di Elena Ceste, dov’è andato un conduttore dell’associazione carabinieri, ad esempio il cane aveva trovato una traccia della donna verso la chiesa, probabilmente un percorso che aveva fatto in precedenza». Seguono le molecole lasciate dagli scomparsi per chilometri, anche si allontanano in auto: «Ma se i finestrini dell’auto sono chiusi, non c’è modo, la traccia si perde». Sta al conduttore valutare la zona, il vento, le possibili contaminazioni: «Gli istruttori americani consigliano di fermarsi, fumarsi una sigaretta o prendere un caffè, trovare la calma prima di partire, perchè il cane sente la tensione». 

«Restare lucidi»  

Non è facile mantenere la calma: «Per noi i casi grandi o piccoli non fanno differenza, c’è sempre un familiare in attesa, una situazione di tensione. Spesso sembra che il nostro contributo conti poco, ma non è cosi – racconta Eugenio Miglio, responsabile del gruppo cinofilo -, a volte basta verificare un passaggio per aiutare le indagini». Diffidando dei dilettanti: «Ci addestriamo con enti a cui si affidano anche le forze di polizia. Ali esami ci sono anche sceriffi arrivati dalla Virginia, i più esperti nell’addestramento – racconta Fanchini -. Ma nel settore c’è anche tanta improvvisazione. Per questo ci muoviamo solo su richiesta delle forze di polizia, tramite la Prefettura. Per tutto. Al di là dei grandi casi, anche le piccole ricerche sono importanti. E se non ci riusciamo, dobbiamo cercare di mantenere le distanze. Se pensassimo che è colpa nostra, non vivremmo più». 

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