Solo un mese fa in Uganda Onesmus Twinamasiko invitava gli uomini a sfruttare le “maniere forti” per tenere al proprio posto le mogli. No, non si tratta della voce solitaria di uno dei tanti rappresentanti maschili che – legittimato dalle convenzioni sociali e (soprattutto) legislative dello Stato in cui vive – sparge benzina sul fuoco sempre più dirompente della violenza domestica, bensì di un membro del Parlamento ugandese. Ma qual è quindi il “posto” delle donne, ragazze e bambine dell’Uganda? Se secondo Twinamasiko si colloca ai piedi di un marito tiranno, per i poliziotti di un piccolo distretto [VIDEO]nell’entroterra dell’#africa orientale è invece in marcia lungo le strade, alzando la voce e stringendosi per mano in favore dei propri diritti…insieme agli uomini.

I numeri del femminicidio

L’indice di disuguaglianza di genere (internazionalmente ricavato dall’analisi di potere, salute riproduttiva e partecipazione al mercato del lavoro nel mondo femminile) in Uganda raggiunge quota 121. In Italia è “solo” 16, mentre in Svizzera, Danimarca, Paesi Bassi e Svezia tale valore non arriva nemmeno a 5. Secondo le stime più recenti infatti circa il 51% delle donne ugandesi di età compresa tra i 15 e i 49 anni ha dichiarato di aver subito violenza fisica e/o sessuale [VIDEO]dal proprio partner, per non parlare del 40% costretto ancora oggi alla condizione di “sposa bambina” e del sottovalutato 1% vittima di mutilazioni genitali.

Nei loro panni

Con dati del genere alla mano sembrava impossibile che uno dei paesi più maschilisti e socialmente arretrati del globo – nel quale l’omosessualità è ancora reato – proponesse un’iniziativa in favore delle donne, eppure i membri delle forze dell’ordine, con tanto di uniforme indosso, si sono letteralmente immedesimati nella condizione del gentil sesso, trasportando vasi sulla testa e bambini sulla schiena avvolti in un telo stretto e, in alcuni casi, simulando addirittura una gravidanza.

“I bambini sono abituati solo alle donne” è stato il commento di uno dei gendarmi in prima linea nel corteo di protesta che, con cartelloni e manifesti, invadeva le strade inneggiando all’uguaglianza di genere. “Noi uomini non sappiamo come portarli e loro non sanno come comportarsi con noi: è per far fronte a questo problema che vogliamo metterci nei panni delle donne. Recentemente diverse giovani sono state uccise in questa zona e a noi non resta che chiederci: perché le donne sono vittime di così tanti atti criminali?

Questione di geni?

La stessa domanda se la sono posta anche moltissimi psicologi che nei loro studi si sono spesso soffermati sulle cause culturali ignorando quelle biologiche. Nel secolo scorso infatti Paul MacLean riprese gli studi sulla filogenesi cerebrale umana – che dai rettili passa fino ai primi mammiferi per arrivare infine all’uomo – per ipotizzare l’esistenza di un “cervello trino”. Esso, contemporaneamente unico e tripartito, sarebbe così costituito dalla componente rettile, più arcaica e primordiale, che ingloba una sessualità primitiva fondata su un mero rapporto di dominanza-sottomissione finalizzata alla riproduzione; quella dei neo-mammiferi, coincidente con la sfera emotiva e pro-sociale dell’affettività; ed infine quella della neocorteccia, più recente e strettamente legata alle funzioni cognitive superiori e al contesto culturale.

Nonostante si tratti chiaramente una visione da non prendere alla lettera, i residui di questa gerarchia cerebrale e in particolare dell’eredità rettiliana potrebbero ricollegarsi agli aspetti più negativamente istintivi che caratterizzano l’uomo: aggressività, brutalità, supremazia fisica. Come concordato anche dall’autore, è però innegabile che tale retaggio psicologico non rappresenta una conseguenza necessaria bensì un’indole totalmente controllabile che, ancora una volta, una corretta educazione sociale (e umana) sarebbe in grado di sopire definitivamente. #femminismo #ilSuperuovo

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