Molti si ricorderanno del gatto Pietro, estratto vivo dalle macerie di Amatrice, provincia di Rieti, sedici giorni dopo il sisma che ha colpito esattamente un mese fa il Centro Italia. La sua storia ha appassionato migliaia di lettori di 24zampe: erano i giorni in cui, dopo la tragedia delle quasi 300 vite umane perse a causa del terremoto e passate le primissime ore di soccorso ai superstiti, ci si appigliava alle vicende di cani e gatti che riemergevano da quell’inferno di polvere e sassi per cercare di ritrovare un po’ di speranza. Alcune delle lettrici più “gattofile” hanno continuato a scrivere a 24zampe per avere notizie del gatto, uno dei molti curati dall’Enpa in quei giorni. “Pietro sta bene”, vuole subito rassicurarle Sabina, che nonostante un velo di tristezza nella voce per la perdita della madre nel terremoto, ci dice che la vita va avanti. “Il gatto dormiva insieme alla mia mamma – racconta Sabina, ora nuova padrona del gatto -, lo faceva sempre. Lei non ce l’ha fatta ma Pietro immaginiamo si sia rifugiato sotto il letto, e così si è salvato”. Durante il recupero della salma della padrona, di Pietro non si è accorto nessuno. “Ma i pompieri hanno aperto varchi nelle macerie che hanno permesso al gatto, nei giorni seguenti, di avere acqua piovana da bere”, ipotizza Sabina. Per il mangiare, si è arrangiato come poteva: con le sue stesse feci, pare, “di cui è stata trovata traccia in bocca”. Quando i Vigili del fuoco che recuperavano oggetti dalla casa crollata hanno sentito Pietro miagolare e l’hanno estratto, aveva una mandibola rotta, era malconcio ma vivo. “In un primo momento, nella clinica veterinaria Centro Italia a Rieti, dove l’Enpa l’ha ricoverato dopo il salvataggio, si era ipotizzato un problema neurologico, perchè il gatto mostrava poco equilibrio”, ricorda Sabina. Un’altra ipotesi era una frattura del bacino, dato lo scarso controllo nell’incedere. Trascorsi alcuni giorni, Pietro ha lasciato Rieti ed è rientrato a Roma. Una volta passata la febbre, nella clinica dove è sempre stato curato si è potuto eseguire l’intervento alla mandibola, riuscito perfettamente, e poi sottoporlo a una risonanza magnetica chiarificatrice: nessuna frattura ma un edema celebrale che lo limita nella vista, premendo sul nervo ottico. “Pietro, infatti, si muove in maniera un po’ incerta e a volte sbanda e sbatte contro gli spigoli”, spiega la padrona: “E’ sottoposto a terapia farmacologica orale per far riassorbire l’edema ma per il resto le sue condizioni di vita, adesso, sono buone”, conclude. Nella foto inviata da Sabina e scattata oggi, Pietro è ancora convalescente dopo l’operazione alla mandibola e beve da un cucchiaio.

Qui la storia di Pietro, con tutti gli aggiornamenti e i commenti delle lettrici “gattofile” di 24zampe.

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