Sono 945 firme per chiedere di portare il proprio cane in ufficio. È la petizione lanciata online (clicca qui) da un gruppo di torinesi, che in pochi giorni ha quasi raggiunto le mille adesioni. Hanno partecipato veterinari, animalisti, docenti, lavoratori di aziende pubbliche e private. «Il nostro obiettivo – dicono i firmatari – è sensibilizzare la città di Torino alla possibilità di portare il proprio quattro zampe in ufficio. Perché purtroppo in molti posti non è ancora consentito». Il Regolamento per la Tutela e il Benessere degli animali in città parla infatti dell’obbligo di accesso di un animale nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, escludendo però tutti gli altri uffici in cui lavorano dipendenti pubblici o privati. Sono 5 i motivi, nella petizione, per cui vale la pena portare il cane al lavoro: permette di prendere pause più frequenti; aiuta ad instaurare un rapporto migliore con i colleghi; riduce lo stress; migliora la salute e aumenta la produttività. 

GLI ESPERTI

E a pensarlo sono anche gli esperti. «In linea generale sono favorevole all’ingresso di un cane in ufficio – dice Thomas Bottello, presidente dell’Ordine dei Veterinari di Torino -. L’importante è che prima di farlo vengano valutati tutti gli aspetti riguardo al benessere dei cani e dei proprietari». I benefici? «Può senza dubbio diminuire lo stress dei dipendenti – prosegue – come il senso di colpa per aver lasciato il quattro zampe da solo a casa per qualche ora. Ma bisogna considerare anche i rischi: eventuali allergie o paure dei colleghi, e insofferenze dell’animale a stare troppo a lungo sotto ad una scrivania». 

In passato ci sono già state proposte del genere: dal consigliere di Nichelino Fiodor Verzola che aveva portato il suo boxer in consiglio comunale con l’auspicio che lo seguissero altri «colleghi», al consigliere di Torino Giuseppe Sbriglio che voleva consentire l’accesso ai quattro zampe in tutti gli uffici. «Sono convinto che la possibilità di andare al lavoro con Fido possa aumentare il numero delle adozioni in canile – dice Marco Francone, presidente della Consulta Animalista -. Spesso il timore di non potersene occupare abbastanza porta le persone ad accantonare il desiderio di prendersi cura di un cane». 

Articolo tratto da Animalia, la pagina del mercoledì della cronaca di Torino  

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