di Enzo Beretta

Assolto il ‘torturatore di gatti’ di Perugia finito sotto processo con l’accusa di aver ucciso, «scuoiato e abbandonato» davanti al cancello di una scuola un gatto nero. Secondo il tribunale che ha assolto il 23enne dal reato di uccisione di animali «il fatto non sussiste». Dovrà pagare soltanto una multa di 600 euro per aver invaso un garage dove i carabinieri avevano trovato gli utensili dell’orrore tra cui una ghigliottina, varie siringhe e vasi di vetro contenente i resti di altri animali.

FOTOGALLERY: IL LABORATORIO DEGLI ORRORI

Il giudice esclude le aggravanti La sentenza è stata emessa giovedì pomeriggio dal giudice Giuseppe Noviello che ha rimandato gli atti del fascicolo al pubblico ministero. Contro l’imputato la Procura aveva sollecitato la condanna a otto mesi di reclusione ma il tribunale ha deciso di assolvere il giovane – difeso dall’avvocato Franco Libori – dall’accusa più grave. Nell’autunno 2014 l’imputato aveva anche occupato un edificio all’interno del quale si nascondeva un vero e proprio laboratorio degli orrori con cadaveri di animali scuoiati e messi sotto formalina. Insieme a teste di gatto mozzate e conservate nei barattoli. I carabinieri hanno anche sequestrato una ghigliottina, un arnese di legno per «immobilizzare gli animali», utensili da chirurgo e siringhe intramuscolo usate, perfino vasi di vetro contenenti materiale organico immerso nel liquido, un altro con testa e zampe, quindi coltelli, forbicioni, uncini, martellini e quattro maschere in pelle «costituite da teste di gatto scuoiate». Per quanto riguarda l’invasione abusiva del garage il giudice ha escluso le aggravanti per l’imputato.

«Sevizie denotano pericolosità sociale» «Siamo delusi e preoccupati perché l’accadimento dei fatti e le sevizie subite dei gatti denotano pericolosità sociale che preoccupa e allarma – ha dichiarato il legale di parte civile Gemma Bracco in rappresentanza della Lav -. Però le sentenze vanno rispettate, anche quando non si condividono». Soddisfazione, invece, è stata espressa da Libori: «Il giudice ha emesso una sentenza corretta sulla scorta degli elementi probatori inconsistenti contenuti negli atti».

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