La notizia è che esiste una cosa più stupida della ribellione ai vaccini. Segnalano che a Williamsburg, Boerum Hill, Gowanus, Clinton Hill e Cobble Hill, le aree di Brooklyn dove la segregazione hipster è più pronunciata, i veterinari siano piuttosto preoccupati. I padroni di cani e gatti non vogliono più farli vaccinare. Non vogliono proteggere i loro animali domestici dall’epatite, dalla rabbia (il vaccino è obbligatorio per legge) per la stessa ragione per cui gli adepti del movimento antivaccini non vogliono vaccinare i loro figli. Temono, sulla base di studi farlocchi, che diventino autistici, oppure che contraggano altre malattie ancora ignote. Questo timore dichiarato vela una fobia non detta verso ogni iniezione di sostanze chimiche, nella convinzione che tutto faccia male, e che la scienza sia una nemica e non un’alleata della salute umana.

Sullo sfondo si stagliano minacciose le sagome di case farmaceutiche senza scrupoli che commercializzano menzogne per fare profitti sulla pelle delle persone. Poiché il movimento animalista ha elevato le bestie al rango di persone e l’abbandono di un animale in vista delle ferie estive è diventato socialmente meno accettabile dell’aborto, era ovvio che l’antivaccinismo militante si trasferisse dal regno umano a quello animale. Così nelle zone gentrificate di Brooklyn, quei regni dove l’uomo è il migliore amico del cane, non vaccinare gli animali è molto cool, anche se non è chiaro perché. “Davvero non so qual è il ragionamento che ci sta dietro, queste persone credono che una iniezione di sostanze chimiche possa causare dei problemi”, ha detto la veterinaria Amy Ford al giornale Brooklyn Paper. Christine Nangle, autrice di testi per vari comici americani, di recente ha scritto per Amy Schumer un pezzo satirico su un immaginario gruppo di giovani che smettono di vaccinare i propri cani per timore che prendano una forma animale di autismo che ribattezza “pawtism” (“paw” significa zampa). Su Google ha poi scoperto che da anni ci sono persone che, costernate, denunciano le forme di autismo canino e felino generate dai temuti vaccini. L’aspetto più grottesco del movimento antivaccini degli animali è che l’autismo nei cani non è mai stato diagnosticato, e se anche esistessero versioni animali dell’autismo, con ogni probabilità non sarebbero visibili. I veterinari interrogati dal Brooklyn Paper dicono che nemmeno il più pignolo degli hipster riuscirebbe a distinguere un cane sano da uno autistico. Ma la convinzione della malvagità del vaccino è penetrata talmente in profondità nella psiche contemporanea che tutte queste asserzioni sperimentali sono automaticamente private del loro valore veritativo.

Se il vaccino prescritto da un medico su una base scientifica non è valido, perché dovrebbe essere valida l’opinione medica, su base, scientifica che non ci sono cani autistici e se ci sono sono indistinguibili da quelli sani? Questa storiella animalesca di comune irrazionalità e pregiudizio illustra l’avversione alla realtà in modo anche più chiaro di quanto faccia il movimento antivaccini classico, quello che riguarda gli uomini. In questo si è diffusa una fobia a partire da alcune bufale pseudoscientifiche prontamente smontate ma che hanno fatto presa su un immaginario già predisposto ad accogliere paure ancestrali e altri segni dell’apocalisse. L’uomo che nel tentativo di curarsi finisce per avvelenarsi è in qualche modo un topos dell’immaginazione. Il cane non vaccinato alla rabbia per il timore di un autismo che non c’è è semplice follia, cosa che certamente sarà condivisa da chi verrà morso dal suddetto cane.

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