di Pier Paolo GarofaloÈ morto in servizio Jimmy, detto Gamais, cane antiesplosivo del contingente italiano in Libano. Il pastore belga malinois di 11 anni, un veterano delle missioni all’estero, è deceduto «questa mattina 3 aprile 2018 – informa lo Stato maggiore della Difesa – durante un regolare turno di controllo antiesplosivi sui veicoli in ingresso alla base di Shama, sede del Comando del Settore Ovest della missione Unifil, attualmente su base Brigata paracadutisti Folgore».La morte di Jimmy, uno cani del nucleo cinofili del contingente italiano, «sarebbe da ricondurre a un malore». Jimmy, che era alle soglie della pensione, ha svolto il proprio servizio per oltre 10 anni inquadrato nel Gruppo cinofili del Centro militare veterinario dell’Esercito di Grosseto. Era già stato impiegato per ben sei volte in missioni all’estero, in Afghanistan, Kosovo e Libano.Inutili i tentativi di rianimarlo, prima da parte del suo conducente e poi dell’ufficiale veterinario del contingente, subito intervenuto.I cani impiegati nei nuclei cinofili per la ricerca degli esplosivi e le altre specialità vengono selezionati da cuccioli, attraverso una valutazione delle loro capacità e del loro carattere. Affidati ad un militare conducente, con cui condivideranno tutta la loro “carriera” (ma spesso anche la pensione, poiché sempre più frequentemente i conducenti chiedono poi l’affido degli animali al termine del loro servizio), effettuano insieme al proprio commilitone umano un corso di formazione e addestramento di un anno. Durante il corso i Fido “in uniforme”, oltre a instaurare un rapporto tutto speciale con i conduttori, attraverso il gioco e altre tecniche impara, in questo caso, a ricercare, individuare e segnalare la presenza di sostanze esplosive.Il metodo d’istruzione del Gruppo cinofilo dell’Esercito non è mai coercitivo ma basato sul “rinforzo positivo” e altri concetti sempre all’avanguardia nel settore, comunque con il massimo riguardo per il benessere dei cani: negli anni l’unità (a livello di battaglione) è divenuta un centro d’eccellenza internazionale, frequentato regolarmente dagli analoghi reparti di altri Paesei alleati per apprenderne le conoscenze.In missione, poi, la presenza degli animali aiuta a stemperare tensioni, a trovare un momento di relax e a ricreare un’atmosfera meno “marziale” con, in fin dei conti, un beneficio anche sulla capacità operativa degli uomini.Negli anni, l’impiego di unità cinofile all’interno dei contingenti militari nazionali «è divenuto fondamentale – sottolineano alla Difesa – per contrastare il pericolo degli ordigni esplosivi improvvisati, una delle minacce piùsubdole per i nostri militari che operano nei teatri operativi di tutto il mondo. Per questo, la scomparsa di uno di questi “militari a quattro zampe” determina sempre costernazione per la loro preziosa e insostituibile opera» oltre al rammarico per la perdita di un autentico “commilitone”.

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