Un gatto è bellissimo da una certa distanza: visto da vicino è un’inesauribile fonte di meraviglia.
(Pam Brown)

I gatti sognano come noi umani e lo fanno durante la fase R.E.M. Proprio come noi, i gatti subiscono la paralisi dei muscoli, un meccanismo di protezione che il cervello mette in atto, altrimenti durante i sogni potremmo muoverci e farci male.

Perché quando dormono ci mettono le zampe addosso? Allungare la zampa prima di addormentarsi, stiracchiare le dita e poi posarle sulla nostra gamba o braccia sono segni d’affetto e anche mezzi per rilasciare il proprio odore.

Il “soffio” del gatto.

L’origine del soffio o sibilo del gatto è ancora sconosciuta. Una delle ipotesi è quella del mimetismo protettivo che immagina che il soffio sia nato come strategia difensiva del gatto sfruttando la paura atavica che quasi ogni animale porta scritta nel DNA verso i serpenti velenosi (quelli che emettono un sibilo prima di attaccare). A supporto di questa ipotesi, il gatto oscilla la coda il modo ritmico e spesso sputa durante il soffio…

Le fusa del gatto

Dopo la prima settimana di vita i gattini sono in grado di fare le fusa e in questo modo comunicano alla mamma gatta che il latte arriva a destinazione, senza allertare eventuali predatori in ascolto vicino alla tana. La mamma ricambia con le fusa. Possono scambiarsi questa comunicazione per ore, a bocca chiusa mentre i grandi felini possono fare le fusa solo nella fase di espirazione.

Le fusa sono uno strumento di comunicazione di uno stato emotivo, non solo di benessere e soddisfazione, ma anche di disagio, di stress, di paura. Gli ultimi studi sembrano dimostrare che i gatti emettano le fusa solo in presenza di un altro essere (umano o non umano), quindi questo dimostrerebbe che la funzione è comunicativa a tutti gli effetti e probabilmente volontaria.

Elizabeth Marshall Thomas non esita a definirle un modo di “comunicare” nel libro La tribù della Tigre, I felini e la loro cultura. L’ipotesi della Thomas è che i grandi felini lo utilizzino per calmare la preda appena catturata prima di ucciderla rendendola più mansueta e forse rendendole l’agonia meno intensa.

I gatti e l’erba gatta.

I gatti che si imbattono nell’erba gatta/gattaia (una pianta che contiene nepetalactone) sembrano subire una forma di “trance”. L’interpretazione che possiamo provare a dare ci indirizza verso l’ipotesi che questa pianta sia in qualche misura “leggermente eccitante ed inebriante”…diciamo che potremmo paragonarla all’effetto della marijuana sull’uomo.

Il gatto sacro di Birmania.

Si narra che il Birmano discenda da un’antica popolazione di gatti sacri ospitati in un tempio Khmer di Myanmar. Durante un assalto al medesimo tempio, il gran sacerdote venne mortalmente ferito ed il suo fedele gatto Birmano si accucciò sopra di lui rivolgendo lo sguardo alla divinità del tempio stesso, mentre ciò accadeva, il suo mantello divenne dorato e gli occhi blu, quando si voltò verso la porta del tempio le sue zampe si tinsero di marrone ad eccezione delle zampe posteriori ancora appoggiate sul padrone morente le quali rimasero bianche candide. Guidati dallo sguardo del gatto ancora rivolto alle porte del tempio, i monaci si precipitarono a chiuderle, salvandosi così dal saccheggio e dalla distruzione. Il gatto non abbandonò il suo padrone, e morì sette giorni dopo di lui; quando i monaci si riunirono per eleggere il nuovo successore del sacerdote videro accorrere tutti i gatti del tempio trasformati nelle sembianze di Sinh, il gatto Birmano del sacerdote defunto. Da ciò deriva il nome della razza, Gatto Sacro di Birmania.

Un gatto è un leone in una giungla di piccoli cespugli.  (Proverbio Indiano)

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