7 Luglio 2017

Dopo sei anni di assenza, il designer tunisino torna alla haute couture sfilando a Parigi e chiamando la sua modella-musa Naomi Campbell. Partendo da un concept semplice: «Lavoro sul mio lavoro». E la collezione è una sinfonia dei cult del suo pensiero estetico

di Giampietro Baudo (Parigi)

Le regine di Alaïa

Una parata di regine tribal-digitali, di sontuose amazzoni, di imperatrici aliene dalle teste fasciate in turbanti di plastica nero petrolio, che diventano corone avanguardiste. Azzedine Alaïa is back. Lo stilista torna al suo primo amore, la haute couture, e dopo sei anni di assenza è di nuovo tra i grandi protagonisti del calendario dell’alta moda parigina. E lo show diventa subito un hot ticket irrinunciabile. Con code in strada e ressa prima di accedere al rarefatto mondo dello stilista tunisino. Il rito si compie nella rovente serra della maison in rue de la Verrerie, dove freme una prima fila da grandi occasioni. Con un’infilata di nomi che vanno da Nicolas Ghesquière a Camille Miceli, da Rossy de Palma a Michelle Rodriguez, passando per Carla Bruni Sarkozy e Farida Khelfa Seydoux, Marc Newson e Nick Knight o ancora Jack Lang o Alejandro Jodorowsky. Lui, timidamente nascosto nel backstage, sistema uno a uno i 68 look che compongono il pentagramma della stagione. Look che ha personalmente e materialmente creato, trascorrendo giorni interi a tagliare cartamodelli e a costruire silhouette. «Lavoro sul mio lavoro», ha spiegato candidamente, raccontando come questa collezione sia un nuovo tassello chiamato a comporre l’universo estetico di Azzedine Alaïa. Universo che ha una sola e unica regina: Naomi Campbell, venere nera scoperta dallo stilista all’età di 15 anni e coccolata come una figlia (sul suo profilo Instagram la top model ha scritto «Congratulazioni papà @azzedinealaiaofficial, è sempre un onore sfilare per te. Dal 1986 a oggi. #ILoveYou #unique #master #legend»). È lei ad aprire lo show. E quando entra in sala, con un coat di montone immacolato intagliato e scavato da arabeschi in rettile deluxe, scatena un terremoto di applausi. Con lei, a dividere la scena, una statuaria Karlie Kloss. Interpreti di un racconto alaiano all’ennesima potenza. Tra fioriture astratte e ipnotiche, pizzi intagliati nelle pelle laccata, tailleur dalle costruzioni puramente tailoring, coat di rettili cuciti da ganci per corsetti, maculati sauvage e knitwear dalle costruzioni tridimensionali, pelle spalmata di metallo e mosaici dalla serialità maniacale. L’eveningwear racconta una seduzione sottile. Di pizzi intagliati e profilati di luce. Di costruzioni da ballo in organza fiorita. Di trasparenze intime e plissettature scolpite. Di metalleria che si insinua tra le pieghe di un plissé soleil e che illumina le costruzioni di sontuoso velluto black o le mise costruite da fettucce sottili. Esplorando i diversi volti di un nero profondo. Prezioso quando sceglie il coccodrillo. Lucente quando diventa un pavé di jais chiamato a modellare un corsetto dal vitino scultoreo.

Giudizio. Il Maestro è tornato ed è in grande forma. La collezione è puramente Alaïa. Nei giochi di borchie. Nei maculati sensuali. Nelle strutture fascinose. Nella proporzioni sexy. L’atmosfera che avvolge la sala è elettrizzante. Il momento è di quelli che scrivono la storia della moda. Perché con questo show il couturier tunisino ha rivendicato i suoi cult estetici, troppo spesso saccheggiati. E ha regalato una lezione di eleganza, seducentemente intrigante. In una sinfonia che va oltre la moda del momento per diventare icona. (riproduzione riservata)

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