Si può morire di crepacuore per la perdita del nostro cane o del nostro gatto? La risposta è sì. E’ nel linguaggio comune dire che ci si spezza il cuore per qualcosa che ci ha fatto soffrire, per la perdita di una persona amata, o un forte dispiacere ma succede davvero qualcosa al nostro cuore? La scienza ce lo conferma, perché in realtà quella del cuore infranto è una vera e propria sindrome. Chiamata sindrome di Tako-tsubo o anche cardiomiopatia da stress è una disfunzione, spesso transitoria, del ventricolo sinistro e colpisce quasi esclusivamente le donne.

Dolore inconsolabile

Raramente è mortale ma il cuore si deforma leggermente andando a comprimere le arterie e facendo percepire la strana sensazione di affogare. Insorge a seguito di forti pressioni emotive come la perdita di un compagno o di un figlio. E questo è ciò che il New England Journal of Medicine racconta sia successo a Joanie Simpson, una signora texana di 61 anni, in seguito alla perdita del suo cane. Joanie Simpson, si è svegliata una mattina con un forte dolore inizialmente alla schiena e poi al petto. Arrivata in pronto soccorso le sono stati riscontrati sintomi tipici di un attacco cardiaco ma la reale causa del suo malessere è riconducibile alla morte del suo Yorkshire Terrier, Meha. La signora si è definita inconsolabile e ha dichiarato che il suo dolore per la perdita del cane è stato enorme.

I rischi nelle persone sole

Lo studio conferma che la reazione alla morte di un animale domestico può essere paragonata a quella di un parente stretto. Anche una recente ricerca pubblicata sul Veterinary Record dichiara che il carico di stress e di ansia per accudire un animale malato è simile a quello per curare un congiunto. E’ riscontrabile infatti da tutti che il loro stato di salute influenzi la felicità dei padroni e viceversa. Il rapporto diventa ancora più stretto se si è soli e si ripone in un cane o gatto tutte le attenzioni che daremmo a una persona cara. Aiutano a superare la solitudine, ma la loro perdita diventa in questo caso ancora più difficile da affrontare.

Permesso per la malattia del pet

Di recente a un’impiegata dell’università La Sapienza di Roma, con l’aiuto della Lega anti vivisezione (Lav), è stato riconosciuto un permesso di due giorni per stare vicino al proprio cane che doveva subire un intervento chirurgico. E’ riuscita a dimostrare che la cura dell’animale era un grave motivo personale e giustificava quindi il permesso valido tanto quanto quello per accudire un parente stretto. Sempre di più gli animali domestici entrano a far parte della nostra famiglia e sempre soffriremo per la loro perdita. Siamo dunque disposti a correre il rischio che il nostro cuore si spezzi? Per la signora Simpson è stato doloroso e traumatico ma non rinuncerà mai alla compagnia e all’infinito amore incondizionato che un animale regala.

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