Che c’entrano la deforestazione e l’olio di palma?

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05 ottobre 2017

Si chiama Robert Nababan, e lavora come agente addetto alla sicurezza in una piantagione di olio di palma nella regione di Batang Gansal sull’isola di Sumatra in Indonesia. Qualche giorno fa, tornando da lavoro sul suo motorino ha visto due persone che non sapevano come attraversare la strada e si è accorto che l’impedimento era davvero spaventoso: un pitone gigante lungo circa 8 metri.

Si è fermato per aiutare, ha raccontato dal letto di ospedale dove sta recuperando le forze mentre i medici cercano di curargli le lacerazioni e le ferite molto serie riportate nella lotta. Perché il signor Nababan ha cercato di catturare a mani nude l’enorme animale: “Ho cercato di prenderlo ma mi ha morso il braccio e poi abbiamo lottato per un po’.”

La polizia locale ha confermato all’agenzia di stampa AFP che nel combattimento il pitone aveva affondato le fauci nel braccio sinistro della guardia quasi fino a staccarlo e che, portato di urgenza all’ospedale di Pekanbaru, l’uomo rischia di vedersi amputata la mano dai medici.

Alla fine con l’aiuto di alcuni abitanti della zona Nababan era comunque riuscito ad avere la meglio e ad uccidere l’animale che poi è stato macellato, fatto a fette, fritto e mangiato. La carne di pitone è infatti un cibo assai popolare in quelle zone di Sumatra.

I media indonesiani che hanno riportato la storia ricordano che in un caso simile avvenuto in marzo sull’isola di Sulawesi, un uomo non era stato altrettanto fortunato e il suo corpo era stato ritrovato all’interno dello stomaco del rettile. Anche in questo caso l’uomo lavorava in una piantagione di olio di palma.

Il Washington Post nel riportare la storia suggerisce una particolare chiave di lettura rispetto all’intensificarsi della frequenza di questi “incontri ravvicinati” uomo-pitone in Indonesia. Queste storie potrebbero essere un particiolare effetto collaterale della crescente richiesta di prodotti a basso costo nella catena alimentare a livello globale.

Il dito è puntato non tanto contro l’olio di palma in sé quanto contro la massiccia deforestazione indotta da questa domanda. Gli effetti sui cambiamenti climatici sono abbastanza noti e quasi universalmente accettati, ma ce ne sono di collaterali e molto specifici come questo, dice al Washington Post Doug Boucher, consulente scientifico della “Union of Concerned Scientists”: “Non sono loro che cacciano noi ma noi che cacciamo loro in vari modi, diretti e indiretti come quando cambiamo l’uso del territorio.” E non è solo una questione di distruggere attraverso la deforestazione l’habitat naturale dei serpenti. Le nuove piantagioni con i loro frutti molto appetitosi e calorici attraggono roditori e piccoli animali che sono a loro volta le prede di cui vanno in cerca questi enormi rettili.”

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