Secondo un recente studio della Washington University i gatti vivono a fianco dell’uomo da circa 9mila anni. La datazione è stata resa possibile analizzando i resti dei piccoli felini rinvenuti in Europa e nella Mezzaluna Fertile.
Una lunga convivenza, caratterizzata però da alti e bassi: se per le culture nordiche e orientali i gatti erano sacri, il mondo cristiano li ha spesso associati ai simboli pagani e al demonio.

Il culto dei gatti nelle società antiche

Nell’Antico Egitto i gatti erano considerati delle vere e proprie divinità, tanto che la dea Bastet, protettrice della casa, delle donne, della fertilità e delle nascite, è rappresentata con sembianze feline.
Inoltre, dal momento che i piccoli felini era considerati sacri a Baset, la pratica della mummificazione fu estesa anche a loro in quanto esseri degni di venerazione.
L’importanza rivestita dal gatto nella società egizia ha un’origine essenzialmente pratica: i piccoli felini erano indispensabili per proteggere i raccolti dai roditori.

Perseguitati da una bolla papale

L’origine della persecuzione dei gatti nel mondo cristiano ha, invece, una data ben precisa: nel 1233 Papa Gregorio IX emana la bolla “Vox in Rama”, con la quale dava inizio al buio periodo della Santa Inquisizione. All’interno del documento si autorizzava lo sterminio dei gatti e in particolar modo di quelli neri, considerate creature diaboliche.
Sempre durante il medioevo si diffusero macabre superstizioni che riguardavano i gatti. Secondo una di queste, seppellendo un gatto vivo nelle fondamenta delle case, queste sarebbero state più stabili. La credenza era a tal punto diffusa che è stato scoperto che gatti vivi sono stati murati anche sotto alla Torre di Londra.

Animale venerato dall’Islam

Al contrario, l’Islam da sempre tiene in grande considerazione i gatti. I piccoli felini, a differenza dei cani che sono considerati animali impuri, godono di privilegi speciali e possono persino entrare nelle moschee e nelle sale di preghiera. Inoltre, l’uccisione dei gatti è severamente vietata.
Anche il profeta Maometto aveva una gatta, chiamata Muezza. Secondo un celebre hadit (un racconto sulla vita di Maometto, ndr), il profeta amava a tal punto l’animale che, pur di non svegliarla dal sonno, si tagliò la manica della veste sopra la quale l’animale si era addormentato. ​

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