Il Gatto egizio di Palazzo Te è bellissimo, non ci sono dubbi. Ne parlerà oggi alle 18.30, nella Sala dei Cavalli, Daniela Picchi, responsabile sezione egizia Museo civico archeologico di Bologna per Un’opera al mese, la rassegna di incontri su capolavori presenti a Mantova, organizzata dai Musei Civici con agli Amici di Palazzo Te. L’ingresso è gratuito. La scultura in bronzo esposta per l’occasione nella Sala Cavalli fu portata in Italia, a Castel Goffredo, da Giuseppe Acerbi, giunto in Egitto nel 1826 come Console Generale austriaco. Il Museo espone un dipinto che lo ritrae in tale veste e che si potrà vedere dopo la conferenza insieme al resto della collezione, come anticipa il direttore Stefano Benetti.
La collezione donata dal nipote di Acerbi, Agostino Zanelli, e giunta a Mantova nel 1876, è prestigiosa, conferma l’egittologa Picchi, con teste di sovrani, dai copricapi diversi, compresa la Corona Blu, che si distribuiscono su un arco di duemila anni, fino al periodo ellenistico in cui convivono stile greco e faraonico. Ci sono, tra l’altro, statuette funerarie, tra cui molti ushabti, due sciacalli Anubi, falchi Akhem, e un bel vaso versatoio con bacile dell’Antico Regno.
Gli Egizi avevano un culto per molti animali, sacri perché la divinità vi si manifestava, o perché dedicati alla divinità. E il Gatto ebbe un ruolo speciale, tanto che gli antichi Egizi furono sicuramente una delle prime civiltà a riservargli un posto importante e ad addomesticarlo. Gli archeologi parlano di tre tipi di gatti egizi: il Gatto della Sabbia, o Felix Margarita, che ancora vive nel Sahara e ha il pelo anche sotto le zampe per non ustionarle sulla sabbia rovente, il Gatto Chaus o delle paludi, diffuso nel Delta del Nilo e il Felis Silvestris Lybica da cui deriverebbe il nostro gatto soriano.
Il Gatto di Palazzo Te mostra la felina signorilità di un Chaus. All’interno è cavo, perché queste sculture servivano a contenere le mummie dei gatti, sepolte nelle necropoli quale offerta votiva di facoltosi pellegrini. Dedicate in particolare alla dea Bastet le mummie di gatto erano sepolte all’interno dei templi in suo onore, a Bubastis nel Delta, e a Saqqara, a sud del Cairo, vicino alla famosa piramide a gradoni. Del gatto si apprezzava sia l’aggressività, quale nemico dei serpenti, sia l’aspetto di animale domestico adatto alla compagnia e alla cattura dei topi.
Non deve stupire la qualità della collezione di Acerbi, perché il console mantovano visitò tutto l’Egitto e la Nubia, incluso Abu Simbel, sulle orme della spedizione franco-toscana, guidata da Champollion e Rosellini che fondò la prima cattedra di egittologia a Pisa.
Maria Antonietta Filippini

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