5 novembre 2015 Nuovo attacco a Carpineti. Il proprietario del meticcio ucciso: “Abbiamo paura” di SETTIMO BASI

Reggio Emilia, 5 novembre 2015 – Aumentano sull’Appennino le predazioni a opera dei lupi. L’altra notte un altro cane è stato sbranato nel comune di Carpineti, mentre qualche giorno fa un’asinella è stata uccisa nell’alta Val Secchia, poco distante dall’abitato di Collagna.

Il proprietario, Bernardo Ferretti, con un gregge di 40 animali tra pecore e capre, ha precisato: «Il gregge quando non ci sono io rimane chiuso nella stalla, l’asinella è sempre rimasta fuori. Certo non pensavo che il lupo attaccasse un’asina e invece l’ho travata sgozzata e sventrata».

Dopo il recente episodio di predazione del cane di un cacciatore della zona nel corso di una battuta al cinghiale, l’altra notte a valle del Cigarello lungo la fondovalle Carpineti-Viano i lupi hanno sbranato un altro cane.

Il proprietario Attilio Razzoli, che abita in una casa isolata sulla fondovalle in località Ronco di Carpineti, ha raccontato: «Sarà stata l’una e mezza di notte quando ho sentito l’altro mio cane che abbaiava in modo strano. Mi sono affacciato alla finestra, ma con il buio non ho visto nulla. Al mattino ho trovato brandelli del mio cane, un meticcio da guardia. Quest’anno sono già due cani che mi fanno fuori i lupi, il primo a gennaio e adesso un altro. Noi cominciamo ad avere paura, non sappiamo come difenderci dai lupi. Spesso abbiamo qui due nipotini di due anni, però mia moglie non li porta più fuori perché ha paura dei lupi. Qui non si può più vivere tranquilli. Spesso io alla sera vado a Gatta da mia madre che ha 93 anni, quando torno a casa al buio ho paura d’incontrare il lupo. Siamo privati della nostra libertà. E’ ora di prendere provvedimenti».

L’altra mattina a seguito segnalazione alle autorità competenti dello stesso Razzoli, è stato eseguito un accurato sopralluogo da parte del veterinario Asl di Castelnovo Monti e dei tecnici del Parco Nazionale dell’Appennino che ha consentito di constatare l’avvenuta predazione del cane, un meticcio di circa 30/40 kg, lasciato libero con un altro meticcio più piccolo nelle pertinenze del proprietario.

Presente per il Parco Nazionale il dottor Luigi Molinari che, con il collega Willy Reggioni, segue il progetto europeo «Life Mirco – Lupo».

I tecnici in una nota di servizio hanno precisato: «L’area interessata alla predazione rientra nel territorio di un nucleo familiare stabile di lupo e la predazione di cani non è un evento anomalo per l’ecologia del lupo, uno dei predatori più opportunistici. Le persone che risiedono in aree con presenza stabile di lupi, devono tener presente che tutti gli animali domestici sono soggetti a predazioni. Occorre adottare soluzioni efficaci per ridurre i rischi».

di SETTIMO BASI

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