Una seconda possibilità. E’ quella che chiedono i tanti randagi ospitati nei rifugi della California, la stessa che aspettano anche i detenuti del carcere di massima sicurezza che scontano pene molto lunghe. 

Per questo, fare incontrare detenuti e cani, anche nel chiuso di una cella, è per entrambi un passo verso la libertà. A faro è il programma Pawsitive Change, che ha come obiettivo quello di riabilitare sia gli umani che gli animali, a partire dall’interno. 

“Gli diamo una possibilità e quello che ci hanno mostrato è incredibile: i detenuti hanno preso i cani più difficili e li hanno trasformati. Nel processo, hanno trasformato anche se stessi”, ha raccontato Zach Skow, uno dei promotori.  

I cani che partecipano al progetto, infatti, sono stati salvati dalle gabbie in Cina, Corea e Thailandia, dove vengono allevati per poi finire al macello, oppure dai canili della California dove aspettavano di venire soppressi. Per 14 settimane, questi animali dal passato difficile hanno vissuto insieme ai detenuti, che si sono occupati di loro 24 ore su 24.  

“La maggior parte dei detenuti ha commesso crimini violenti e ha passato in carcere la maggior parte della vita”, ha spiegato Zach. La cosa incredibile, però, è che questi uomini violenti sono tornati bambini e i cani maltrattati sono tornati cuccioli. In più, grazie ai video su Instagram condivisi da chi organizza il programma, i detenuti hanno un modo di comunicare con il mondo che ha allontanato lo sguardo da loro, comprese le loro famiglie. “Abbiamo riunito famiglie che non si parlavano da decenni. Alcuni parenti hanno finalmente umanizzato il detenuto e questo ha permesso di far loro rimangiare i pregiudizi”. 

Durante le 14 settimane, ogni cane è addestrato per ottenere il Canine Good Citizen Certification, un testo che certifica il fatto che l’animale sia adatto a stare nella comunità. In questo modo ognuno di loro ha più possibilità di venire adottato e molti di questi cani vengono poi portati a casa dagli stessi detenuti. 

Jason, un detenuto che partecipa al programma, ha già adottato il suo cane, Smokey e quando uscirà di prigione tra una settimana, dopo una pena di 13 anni, il suo cane sarà lì ad aspettarlo. Lo stesso vale per James, che ha già scontato 25 anni e uscirà tra un anno e mezzo, e troverà il suo cane. 

“Lo scopo del programma è di distruggere i muri emozionali sia nei cani che negli uomini, è un processo interno difficile”, ha spiegato Zach. Anche perché questi muri, in prigione, sono drammaticamente necessari, perché un luogo pericoloso in cui mostrare la propria vulnerabilità può voler dire mettersi in pericolo. 

Però la vita fuori dal carcere è diversa e questo insegnano i cani ai detenuti: un animale che si riprende da esperienze terribili e che comune accoglie gli esseri umani scodinzolando è la dimostrazione che tutto si può superare.  

Tutti i detenuti che partecipano al programma sono d’accordo: è la miglior esperienza della loro vita, è il periodo più felice passato in galera, quello in cui ridono di più e in cui si sentono amati.  

In fondo ad incontrarsi sono due solitudini, quella dei cani abbandonati e dei prigionieri, ma quando succede scatta qualcosa: entrambi imparano di nuovo ad amare.  

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