Dolores verrà presto liberata, dopo una degenza di oltre sei mesi a causa di un amo ritrovato nell’esofago e della presenza di lenza da pesca e altro materiale plastico all’interno dell’intestino. Era alla deriva non lontano da Vibo Valentia e un diportista ha allertato la Guardia Costiera lo scorso 15 gennaio, data in cui è deceduta la cantante dei Cramberries: da cui il nome scelto. Poi è stata consegnata nella mani di Filippo Armonio, presidente del Centro di Recupero Tartarughe Marine di Brancaleone (RC) che gestisce con Tania Il Grande, vice-presidente. La «Costa dei Gelsomini» è un tratto di litorale di circa 36 km con terreno quasi desertico aperto completamente al Mar Ionio Meridionale, ed è proprio qui che si concentra circa l’80% di tutti i nidi deposti in Italia dalla tartarughe Caretta caretta. È un rettile marino di origini «preistoriche», diventata specie protetta a livello internazionale perché più al limite dell’estinzione.

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Salvate in mare

La specie è fortemente minacciata dall’inquinamento marino, primo tra tutti l’inquinamento da plastiche, dalla riduzione degli habitat adatti alla nidificazione, dalle collisioni con le imbarcazioni e dall’attività di pesca sia con reti a strascico che con il palamito. Le stime contano più di 40 mila tartarughe marine decedute ogni anno nel bacino del Mediterraneo per attività riconducibili all’uomo. Questi rettili acquatici, sopravvissuti praticamente inalterati dal punto di vista evolutivo dal periodo preistorico, fanno fatica ad adeguarsi ai mutamenti indotti dalla specie umana: nutrendosi di meduse, ad esempio, spesso scambiano i sacchetti di plastica abbandonati in mare come cibo. Presso il Centro recupero tartarughe marine (Crtm) di Brancaleone, un vero e proprio ospedale veterinario per tartarughe marine, sono circa cinquanta gli esemplari curati ogni anno. Nella struttura sono presenti un ambulatorio, una piccola sala operatoria, una sala per i raggi X, vasche di quarantene e di riabilitazione dotate di depuratori, termo-riscaldatori e filtri UV; gli animali vengono recuperati su quasi tutto il territorio regionale. La riabilitazione degli esemplari ricoverati costituisce gran parte del lavoro: per sostenere i costi del centro la struttura si finanzia grazie a donazioni private e al contributo dei sostenitori che decidono di trascorrere una vacanza in modo innovativo ed utile.

I volontari, che provengono da tutta Italia, si fermano una o due settimane: al tempo di svago personale alternano attività di volontariato in supporto al lavoro dell’ospedale: dalla pulizia quotidiana delle vasche, alla raccolti di rifiuti delle spiagge fino al sostegno durante le operazioni di recupero o rilascio in mare. Non disponendo di alcun tipo di finanziamento l’associazione ambientale non profit «Naturalmente Brancaleone» si autogestisce organizzando attività di raccolta fondi per il mantenimento della struttura stessa e degli animali da curare con iniziative benefiche: lotterie, negozio con gadget solidali, visite guidate, progetti educativi ed eco-campus di formazione e volontariato. Impresa da titani tenere in piedi questa piccola ma importante realtà in un’area tristemente nota per la forte presenza ‘ndranghetista, sebbene l’attività dell’ospedale non ne sia direttamente languita. La sede dell’associazione è simbolica: l’antica biglietteria della Stazione Ferroviaria di Brancaleone, data in comodato d’uso gratuito dal Comune, che a sua volte ricevette la struttura a cavallo del nuovo millennio quando furono chiuse la maggior parte delle stazioni di questa linea ferroviaria costale per scarso utilizzo.

29 agosto 2018 (modifica il 29 agosto 2018 | 18:58)

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