Lo chiamano «il gatto di Bulgakov», ma il suo vero nome è Behemoth. Due giorni fa, i dirigenti del Bulgakov House Museum Theatre di Mosca hanno lanciato un allarme sui social. Behemoth era sparito, anzi era stato rubato da una donna che uno dei custodi aveva visto prendere in braccio il micione nero e correre fuori dal museo che celebra lo scrittore russo, nato a Kiev nel 1891 e morto a Mosca nel 1940.

Per fortuna, anticipiamo che in serata Behemoth è stato restituito alla sua casa vivo, ma visibilmente «scontento». È noto a tutti gli amanti dei gatti che, allontanarli dalle loro radici, è un atto che può portare a severi sconvolgimenti della psiche felina, fino a vera e propria depressione o disturbi d’ansia.

Le autorità sovietiche, per tradizione millenaria, non rilasciano molte informazioni sulle «personalità» di casa loro, anche se hanno le vibrisse al posto dei baffi. E così, non è ben chiaro chi abbia restituito Behemoth e per quale motivo la donna lo abbia rubato dal museo in cui viveva da ben 13 anni. Fatto sta che è tornato e questa è la cosa più importante. Che sia un po’ triste per l’esperienza vissuta trova una controparte nella sua socievolezza nei confronti dei giornalisti che lo hanno «intervistato»: si è dimostrato a proprio agio e felice di comunicare con loro mediante vibranti fusa.

Behemoth è un incrocio tra un gatto siberiano e un gatto persiano ed è talmente apprezzato dallo staff del museo e dai visitatori, da avere un suo medico veterinario personale e uno stilista a lui dedicato.

Quando i dirigenti del museo hanno scritto il post del suo furto, su Facebook, in poche ore ci sono stati 2400 commenti e 2800 condivisioni, mentre, su Twitter, Maxim Kazansky, a capo del Consiglio dei Consumatori Distretto di Mosca Sud, ha dichiarato: «Un membro dello staff della Casa di Bulgakov è stato rapito! Behemoth, il gatto, è stato rubato da una donna sconosciuta. Se avete informazioni sulla sua attuale situazione, contattate il Museo Bulgakov».

Il ritorno di Behemoth a Casa Bulgakov è stato coperto dai media nazionali, mentre Bulgakov House ha pubblicato le foto di Behemoth dopo il suo ritorno con questo commento: «I ladri hanno avuto paura del clamore suscitato».

Il romanzo Il Maestro e Margherita di Mikhail Bulgakov, è una storia di vita nella Russia sovietica degli anni ’30 che non aveva nessuna chance di essere pubblicata con lo scrittore vivente e vide la luce solo negli anni ’60, ma in versioni ampiamente censurate. Il libro è ambientato sia a Mosca negli anni ’30 che a Gerusalemme al tempo di Cristo e Behemoth è un fantasioso e grande gatto nero, che cammina su due zampe, parla e gode nel bere vodka quanto nel giocare a scacchi.

Il furto di animali (abigeato) è un reato che storicamente si perde nella notte dei tempi. Basta pensare ai cavalli, animali preziosi per gli spostamenti veloci o per scopi bellici. Anche il furto di cani e gatti è venuto alla ribalta, un po’ in tutto il mondo, negli ultimi decenni. In Italia è tuttora parecchio in voga e il destino dei cani può essere quello dei combattimenti clandestini, dell’allevamento intensivo o semplicemente dell’estorsione mediante ricatto.

Naturalmente sono i soggetti di razza, quelli maggiormente presi di mira e, a questo reato, non sfuggono gatti di pregio prelevati dalle abitazioni da ladri che non si accontentano di contanti e gioielli.

Nel frattempo Behemoth gioca a scacchi e beve vodka ghiacciata con il suo stilista.

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