Un “fagotto” colorato che si intravede dalla strada che costeggia la zona industriale di Budrio e il caso. Il caso che fa sì che Erica, mentre va al lavoro, noti da lontano quella giacca fuxia e una piccola grata tanto simile a quelle delle portantine per animale che da guardia zoofila conosce benissimo. 

“Mi sono fermata d’istinto, anche se ero di fretta e quello che ho visto è andato oltre ogni mio timore – spiega Erica – perchè quella era una portantina e lì dentro c’era chiuso un gatto. Chi lo ha abbandonato ha poi coperto la portantina con una vecchia giacca colorata. A quel punto ho preso il povero micio con me chiedendo poi a persone che conosco e che amano gli animali di prendersene cura”.

Un altro caso di gatti abbandonati, ai quali non viene data una seconda possibilità, ma sono praticamente condannati a morte: “Il problema è che purtroppo anche nella civile Bologna la pratica della sterilizzazione non è consueta – spiega Diana Fattori, responsabile del Gattile Comunale di Bologna e parte dell’associazione MiciAmici – Siccome sterilizzare un gatto costa molto ecco che spesso ci ritroviamo delle portantine davanti al gattile con dentro animaletti che qualcuno non si sente più di tenere”. 

“L’ultima volta, lo scorso autunno nell’arco di una settimana abbiamo trovato ben due kennel che contenevano 9 gatti ciascuno. Uno in Piazza di Porta Lame e uno in via Malvasia: forse cucciolate di giugno diventate poi troppo ingombranti e lasciate così per strada, uno anche con appiccicato il numero del canile, giusto per dare delle indicazioni di massima a chi li avrebbe trovati…”. 

Perchè proprio in questo modo e non semplicemente affidandoli al gattile? Anche in questo caso la risposta va a scuotere i portafogli perchè esercitare la “rinuncia di proprietà” cosa sui 70/80 euro, denaro che ‘pesa’ a tal punto da decidere di abbandonare un animale innocente con diverse modalità, fra cui alcune (come in questo caso) particolarmente crudeli: “Questa è cattiveria bella e buona. Chiudere un gatto in una scatola e abbandonarlo dove non viene notato significa non dargli neppure una possibilità. Un comportamento che deve essere punibile, peggio ancora di un maltrattamento – spiega Maddalena, volontaria del Gattile di Trebbo dal 2013 – Portateli al gattile o segnalateli alla Municipale, ma non condannateli a morte. Lo shock per loro può essere pesante e spesso perdono (ragionevolmente) la fiducia nell’uomo”. 

Ma come è andata alla piccola micia di Budrio? La sua “salvatrice” le ha già dato un nomignolo non ufficiale, Luce: “E’ una gatta bianca e nera molto carina, probabilmente ha un anno o poco più. Sulla testa ha una ferita, una specie di abrasione: adesso la stanno visitando per capire di che si tratta”. 

Ha un chip? Qualche segno particolare? “Non so ancora se ha un chip che possa ricondurci al suo padrone. Ma sul pancino è rasata come si fa per fare una radiografia per cui potrei fare un appello ai veterinari della zona di Budrio che potrebbero averla curata. La crudeltà di questo gesto è comunque sconvolgente. La micia ora è al sicuro, ha una ferita vicino a un orecchio probabilmente un fungo e una parte di pelo rasata sul collo: verrà visitata da un veterinario e sui social (dove Eriva ha raccontato la storia) c’è già qualcuno che fa un passo avanti per l’adozione”. 

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