Un nuovo studio genetico ha scoperto che nelle regioni di DNA che sono state coinvolte nella trasformazione del lupo in un animale socievole e comunicativo ci sono cinque geni che nell’uomo sono correlati al disturbo ossessivo compulsivo e all’autismo

L’estrema variabilità di caratteristiche anatomiche e dimensioni dei cani non ha confronti nel mondo animale. La ricerca ha dimostrato che questa varietà è il riflesso della plasticità genetica del cane, la stessa che ne ha permesso la domesticazione a partire da 15.000 anni fa.

E’ stato grazie a questa plasticità che il lupo, un animale schivo, che evita il contatto con l’uomo, si è trasformato in un animale cooperante e comunicativo, in grado di stabilire un forte legame con il proprio padrone e di sviluppare una speciale sensibilità per la comprensione dei suoi comportamenti e dei suoi gesti.

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” da Per Jensen, della Linköping University, suggerisce ora che tra i geni responsabili di questa plasticità ve ne sono alcuni che negli esseri umani sono correlati con due disturbi psichiatrici: il disturbo ossessivo-compulsivo e l’autismo.

Bruce Bennett/Getty ImagesL’obiettivo di Jensen e colleghi era lo studio i geni coinvolti coinvolti nella domesticazione del cane. Hanno così sottoposto 437 cani a un test in cui dovevano aprire tre contenitori di cibo. Due dei contenitori potevano essere aperti facilmente, mentre il terzo era chiuso in modo che solo un essere umano avrebbe potuto aprirlo. L’idea era di verificare se i cani, di fronte alla difficoltà, avrebbero cercato l’aiuto degli esseri umani o se avrebbero continuato a provarci da soli.

Pur nella notevole varietà di comportamenti, la maggior parte degli animali ha cercato la cooperazione umana.

Sulla base dei risultati del test, Jensen e colleghi hanno preso i 95 cani più socievoli e i 95 più indipendenti, e hanno sequenziato il loro genoma. Dal confronto dei campioni di DNA, gli autori hanno scoperto due regioni genomiche associate

al desiderio di contatto e comunicazione con gli esseri umani.

Il dato più interessante emerso dalla ricerca è che queste regioni di DNA contengono cinque geni che recenti ricerche hanno correlato ad alcuni disturbi mentali, compreso il disturbo ossessivo compulsivo e i disturbi dello spettro autistico.

Gli autori sottolineano che questi disturbi sono molto complessi, e coinvolgono circa un centinaio di geni, e perciò il risultato non significa affatto che i cani possano manifestare gli stessi sintomi degli esseri umani, o che si possano definire facili analogie.

Certamente però questi risultati contribuiscono ad avere una comprensione più approfondita della base genetica della socievolezza canina e dei comportamenti comunicativi cane-essere umano, nonché del processo di domesticazione.
Infine, indica che i cani potrebbero essere estremamente utili come modelli animali per verificare alcune caratteristiche del comportamento sociale umano e nello specifico di alcuni disturbi.

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