Colpo di scena nella vicenda relativa al trasferimento dei randagi dal canile municipale di Palermo: il giudice di indagini preliminari Nicola Aiello ha disposto il sequestro di 17 cani affidati dal Comune all’associazione Aivac di Ragusa, gestita dalla discussa Chiara Notaristefano, più volte al centro delle accuse degli animalisti locali e nazionali per presunti maltrattamenti sugli animali. L’associazione non avrebbe i titoli per la presa in carico dei quadrupedi.

Gemma Versace, una delle animaliste in prima linea durante il presidio di marzo alla sede di via Tiro a Segno, su Facebook scrive che si tratta di una «notizia che tutto il mondo animalista aspettava, sognava e che finalmente ci permette di rompere quel silenzio, da molti scambiato per resa, ma che in realtà era solo attesa della verità». Una vicenda che per il Comune si era rivelata subito complicata tra proteste, trasferimenti sospesi su richiesta della prefettura e poi riavviati, mailbombing. Con il sindaco Orlando che a marzo 2017 aveva convocato una conferenza stampa in cui aveva annunciato di aver portato le carte in Procura. Ma a quella di Palermo, mentre il sequestro è avvenuto da parte dei colleghi di Ragusa. Mentre i residenti del quartiere avevano lamentato di non riuscire a dormire da anni per via dei latrati dei cani. 

«Non c’è nessun cane venduto» ribadisce a Meridionews Gabriele Marchese, responsabile dell’area Igiene Pubblica, sanità e diritti degli animali. «I cani stavano bene dove erano, non so cosa abbia mosso le azioni della Procura o meglio posso immaginarlo. Si tratta delle accuse dell’associazioni animaliste alle quali ho tolto il business, e si tratta di milioni di euro a livello nazionale. Se nell’ottobre 2015, quando mi sono insediato, avessi fatto finta di non vedere il canile in mano agli animalisti avrei vissuto tranquillo e tutto come filerebbe come prima». L’Aivac aveva comunque rinunciato al contributo disposto dallo stesso Marchese, vale a dire 480 euro per cane e una tantum che andavano verificati nel senso che ci si doveva accertare dello stato di salute degli animali. «Era un’adozione come le altre – sostiene ancora il dirigente – esattamente come i 40 cani affidati all’Ente Nazionale Protezione Animali: perchè su quelle nessuno indaga?». E sulle anticipazioni che lo indicherebbero come indagato dalla stessa Procura per i reati di abuso d’ufficio in concorso e violazione delle leggi regionali per la tutela degli animali Marchese si limita a ricordare di non aver ricevuto alcuna notifica.

E intanto sul canile municipale di via Tiro a Segno si addensano altri misteri: ieri notte è avvenuta un’incursione, come hanno constatato questa mattina gli operai della ditta che sta eseguendo i lavori e che hanno riferito di aver trovato la struttura a soqquadro. Nel corso della verifica si è scoperto anche che manca del materiale. I responsabili dell’impresa hanno presentato denuncia ai carabinieri. Si stanno analizzando le immagini del sistema di videosorveglianza per capire se è possibile risalire all’identità di chi avrebbe commesso il furto e il danneggiamento. Al momento non si esclude nessuna pista, compresa quella dell’estorsione. 

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