È in libera vendita, ma per addestrare un cane è meglio non usare il collare elettrificato. Il rischio, concreto, è di finire in guai di rilievo penale. È accaduto ad un 54enne di Spiazzo che usava un collare elettronico, marca «Canicom», per richiamare il suo segugio italiano. Ieri il giudice Marco La Ganga ha condannato l’’imputato al pagamento di 1.000 euro di ammenda per violazione del’articolo 727 del codice penale (che punisce «chiunque detiene animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze»).

La difesa, sostenuta dall’’avvocato Mauro Bondi, ha già annunciato appello, perché il dispositivo sarebbe del tutto innocuo, a maggior ragione in questo caso visto che il padrone avrebbe utilizzato il collare solo in modalità di richiamo acustico. Il 4 febbraio scorso il cane venne rinvenuto a Strembo dove fu consegnato alla polizia locale. Rintracciare il padrone fu semplice: l’animale aveva il microchip e indossava un collare elettronico con targhetta. Il dispositivo, benché abbia un raggio d’azione ampio di circa 800 metri, evidentemente quel giorno non aveva funzionato.

La polizia locale, dopo aver sentito un esperto di un’associazione animalista, riconsegnò al proprietario il segugio insieme ad una comunicazione giudiziaria in cui si dava avviso dell’’apertura di un procedimento penale. Procedimento che poi si concretizzava in un decretro penale di condanna da 500 euro a cui la difesa si è opposta. «Lo abbiamo fatto anche per una questione di principio – sottolinea l’avvocato Mauro Bondi – conosco personalmente quel cane e so che non era affatto maltrattato, anzi è accudito come uno di famiglia».

Circostanza che ieri è stata confermata in aula anche dai vicini di casa dell’imputato. Il nodo, anche giuridico, del processo era tutto legato all’uso del collare elettronico o elettrificato. Secondo l’accusa, benché il dispositivo sia in libera vendita, il suo utilizzo provoca sofferenze e dunque  configura il reato.

Tesi respinta dalla difesa che ha citato studi veterinari secondo cui il collare elettrico, a dispetto di un nome che evoca terribili sevizie, in realtà è innocuo, solo un suo errato utilizzo può provocare danni. Pare che questo tipo di collari siano usati di frequente nell’addestramento di cani, specie se impegnati in attività particolari.

La difesa ha sottolineato che nel caso oggetto del processo il padrone utilizzava solo la funzione sonora del dispositivo. Il segugio era stato addestrato (con il classico modello di apprendimento pavloviano del biscottino premio) a tornare a casa quando sentiva il “bip” del collare, senza dunque alcuna scossa elettrica. Argomenti che, evidentemente, non hanno convinto il giudice.

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