Alla fine ha disertato l’appuntamento in aula, con gran rammarico del mondo animalista – rappresentato in tribunale da Loredana Pronio, della FederFida – pronto a scrutarne ogni mossa (e a esprimergli tutta la propria rabbia) attraverso il passaparola sul web. Pina Lacerenza Parrelli, la vedova più odiata dall’agguerrito popolo di amanti di cani e gatti, non se l’è sentita di entrare nella fossa dei leoni di Piazzale Clodio. I suoi avvocati hanno preferito affidare a una decina di testimoni il compito di respingere le accuse sulle torture compiute, stando alle prove raccolte dagli investigatori, nel canile sulla via Prenestina fondato mezzo secolo fa dal veterinario Giuseppe Parrelli. «Per crudeltà e senza necessità – c’è scritto nel decreto di citazione – cani e gatti venivano sottoposti a sevizie, comportamenti e fatiche insopportabili, rinchiusi in gabbie piccole e fatiscenti, senza curare l’igiene, il cambio dell’acqua, l’alimentazione…». Un inferno a quattro zampe, a quanto pare, aggravato dalle frasi-choc («Sopprimiamoli tutti, ogni cane morto è uno di meno») contenute in un audio pubblicato dal Corriere.it. L’udienza di lunedì 22 gennaio, però, ha dato un esito non univoco.

Cinque ore in aula

Dalle 9 di mattina alle 14 il giudice, non potendo interrogare né lei, la signora Pina (alla sbarra per abbandono e maltrattamento di animali, esercizio abusivo di professione veterinaria e uso di atti falsi), né i suoi operai romeni Cristina Cojocaru e Neculai Ivan (moglie e marito, anch’essi non pervenuti), hanno ascoltato i veterinari della Asl all’epoca incaricati del controllo sanitario sulla struttura, che devono rispondere di omessa denuncia e falsità ideologica.

Loredana Pronio, presidente della FederFidaLoredana Pronio, presidente della FederFida

Sentenza il 21

L’inchiesta giudiziaria era scattata per effetto della denuncia di Loredana Pronio, della Federazione italiana diritti animali (FederFida), che aveva segnalato anche uno strano traffico di auto con targa Napoli di fronte al canile-gattile. In un momento successivo si era aggiunta la Lav (Lega antivivisezione), che infatti figura anch’essa tra le parti offese. «Non è stato facile far chiudere e porre sotto sequestro un rifugio come il Parrelli che, per 40 anni, ha goduto di una protezione a 360 gradi da parte di tutte le forze politiche che si sono succedute in Campidoglio – aveva attaccato alla vigilia Loredana Pronio -. Portare alla sbarra la Parrelli e tutti gli altri è stato impegnativo ma d’esempio per chi, nonostante tutto, crede ancora nella giustizia». Appuntamento, adesso, al 21 febbraio: ultime schermaglie dibattimentali e, nella stessa giornata, l’attesa sentenza. Oltre all’audio choc acquisito nel corso delle indagini («È pronta la siringa?» «Ogni cane morto è uno di meno…» «È maschio? Tutti quelli che possiamo sopprimere, li dobbiamo sopprimere. Tutti!», «Quanto mi piacerebbe che morissero!»), agli atti è finita una fotografia di una zampa canina con un’unghia lunga una decina di centimetri, segno evidente di incuria da parte degli operatori.

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