«Bestiale! Animal film stars» dal 14 giugno racconta ai visitatori del museo del Cinema la costante e trasversale presenza degli animali sul grande schermo con 440 pezzi tra fotografie, manifesti, costumi di scena e animatronics. È una mostra ben organizzata: divisa in 10 sezioni, parte dalla base della Mole nella saletta dello storico Caffè Torino e prosegue lungo la scala elicoidale che porta all’ultimo piano. Un viaggio a ritroso nel tempo e nel mondo del cinema, dai primi studi sui movimenti degli animali, passando per la cinematografia hollywoodiana con i celebri King Kong e Cheeta, fino alle fortunate serie televisive e ai film di oggi. Due i temi principali: l’animale in carne ed ossa come attore e l’animazione del personaggio disegnato dietro la cinepresa, fatta di controfigure ed effetti digitali.  

In mostra, locandine di film, come quella di «Una strega in Paradiso» con Kim Novak e il suo gatto nero, le copertine di alcune riviste nate sulla scia del successo degli omonimi film, come Lassie o Furia, ma anche cimeli e oggetti di scena. Un percorso didattico accompagnato da pannelli introduttivi, in italiano e in inglese, che raccontano la storia, gli aneddoti e le curiosità legate ai protagonisti e alla loro recitazione: chi sapeva che il maialino Babe fosse in realtà frutto dell’alternanza di 48 cuccioli femmina di maiale? Che il cane Rin Tin Tin lavorasse sul set con padrone e addestratore? Che la tigre del più attuale «Vita di Pi» è un animale vero modificato al computer per recitare con l’attore umano? A renderlo ancora più interessante, sequenze di film assemblati in montaggi speciali fruibili direttamente dalle poltroncine rosse della sala del museo, come al cinema. Dietro le teche, modellini originali e curiosi oggetti di scena: chicche come il collare di Beethoven e dello Sfigatto di «Ti presento i miei», ma anche una riproduzione in scala 1:1 del dalmata dei 101. Ogni sezione mette in mostra tutto il grande lavoro dietro le telecamere e conferisce realismo alle icone che siamo abituati a vedere sullo schermo. 

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Una parte importante, ma relegata all’ultimo piano (sicuramente avrebbe meritato più spazio), è quella dedicata ai maltrattamenti e agli abusi (di ogni genere) sugli animali utilizzati nei film: è però vietata ai minori, contiene spezzoni di pellicole erotiche e documentari di associazioni per la tutela dell’animale.  

La mostra merita 4 stelline su 5, nel complesso è più che buona. È dedicata a un pubblico adulto e appassionato di cinema, ma nella prima parte è anche per bambini e scolaresche. Una mostra intellettuale e divertente, «bestiale» nell’accezione più positiva del termine: un misto di stupore e meraviglia, per ritornar bambini, ma allo stesso tempo consapevoli che tra realtà e finzione c’è di più di una linea sottile. È aperta fino all’8 gennaio e il costo è incluso nel biglietto del museo (10 euro intero, 8 euro ridotto).  

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