Quando Raymond St. John è morto di cancro, una delle sue principali preoccupazioni era chi si sarebbe preso cura del suo gatto. Il camionista 61enne aveva adottato la micia Dalyma dal centro Humane Society dell’Arizona e da allora i due sono sempre rimasti insieme. Raymond è morto il 20 maggio scorso, ad appena due mesi dalla sua diagnosi, ma almeno una soluzione per la sua Dalyma l’aveva trovata. 

La gatta ora risiede in un ranch spazioso e molto luminoso a Catalina Foothills, città nei sobborghi di Tucson. A gestire il tutto, l’associazione non profit Hearts that Purr Feline Guardians che sottolinea “questo non è un rifugio ma piuttosto una casa di cura per i gatti”. L’associazione è stata fondata da Jeanmarie Schiller-McGinnis, imprenditrice locale e amante dei gatti dopo essersi interrogata su cosa sarebbe successo ai suoi mici dopo la morte sua e del marito. “Ho avuto un gatto vecchio e scorbutico – ha raccontato Jeanmarie – e il pensiero di lui in un rifugio… non sarebbe mai sopravvissuto. I rifugi fanno il lavoro più difficile del mondo, ma i gatti che perdono le loro case, in particolare quelli anziani, non stanno bene nei rifugi. La loro salute si deteriora piuttosto rapidamente”. 

Lo scopo dell’organizzazione è duplice: fornire riparo e cure amorevoli ai felini rimasti senza casa per via di malattie terminali, incapacità o morte improvvisa dei proprietari e sensibilizzare sull’importanza di pianificare il dopo vita anche per gli animali da compagnia. “Incoraggiamo le persone a fare un piano mentre stanno ancora bene – ha proseguito Jenmarie. Se la gente sapesse ciò che realmente accade… Se si muore e non c’è nessuno a prendere il vostro animale, quest’ultimo viene confiscato, spesso no si sa nemmeno il suo nome. Questa cosa è molto traumatica per l’animale”. 

Hearts that Purr salva anche i gatti a rischio di eutanasia e li porta nella sua casa dove attualmente risiedono 22 gatti, divisi in due o tre per camera a seconda del temperamento. Il primo salvataggio dell’associazione risale al luglio del 2013. Molti dei mici sono anziani e hanno bisogno di medicine. Dalyma, la neo arrivata, è la più giovane. Il gatto più vecchio ha ben 17 anni. Quando si porta un gatto l’associazione chiede una piccola donazione, ma nessuno è obbligato a pagare e soprattutto ognuno è libero di donare ciò che può o vuole. 

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