Un bastone da passeggio sulla sabbia, la targhetta con un nome: Anne. L’hanno trovato alla fine della Four Mile Beach, la spiaggia infinita e indimenticabile di Port Douglas, dove il Mowbray River scivola pigramente nell’oceano. Al largo, quel che resta della Grande Barriera Corallina. Sulla riva, la stoffa di un vestito, pochi resti umani e il bastone di Anne Cameron, 79 anni, la donna scomparsa martedì scorso da una casa di riposo di una tranquilla e solare cittadina del Queensland, nel Nord dell’Australia, incastonata tra la foresta tropicale e il Coral Sea.

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Anna con l?Alzheimer e i coccodrilli lungo la spiaggia di Port Douglas
La nonna e la nipote

Anne aveva l’Alzheimer. Le persone con l’Alzheimer si possono perdere. Camminano e non ritrovano più la strada del ritorno. E’ successo anche a questa donna anziana, che nella foto segnaletica della polizia appare con i capelli d’argento e il volto senza rughe? Il punto dove hanno rinvenuto il suo bastone è a 2 chilometri dalla nursing home dove la signora Cameron si era trasferita da poco, per stare più vicina alla parte giovane della famiglia, probabilmente l’unica rimasta. La nipote Isabella su Facebook ha scritto che la nonna se n’è andata in «tragiche circostanze». In queste ore una squadra di venti investigatori speciali, con elicotteri e barche, sta setacciando l’area. Cercano una traccia. La traccia di un coccodrillo.

L’audacia del croc

Più che un’ipotesi è apparsa (quasi) subito una certezza, quando sulla riva del Mowbray è stato ritrovato il bastone. Si aspetta la conferma dell’anatomopatologo, che sta analizzando i resti umani. Ma non c’è nessun altra persona, a parte Anne, di cui sia stata denunciata la scomparsa in questi giorni da quelle parti. E lei non si trova. Non si trova neppure il coccodrillo che l’avrebbe uccisa. E’ su di lui che si concentrano le ricerche. Nella zona, ne sono stati individuati almeno tre, di grosse dimensioni, a detta degli automobilisti che passano sulla strada che da Cairns arriva a Port Douglas. Come scoprire il killer di Anne? Il direttore del locale Dipartimento Fauna Selvatica, Michael Joyce, ha invitato la gente a segnalare l’avvistamento di un croc dal comportamento «anormale». In che senso «anormale»? I coccodrilli che attaccano «con successo» un essere umano (e la fanno franca) diventano meno timidi nei nostri confronti, più «audaci» dei loro simili.

Altri predatori

Non c’entra nulla, ma vengono in mente altri predatori, come l’impunito Harvey Weinstein, il mogul di Hollywood, che anno dopo anno, violenza dopo violenza, è diventato più spavaldo. Anche i cocodrilli, come gli uomini, sono animali territoriali. Non si allontanano molto dalle vittime. Quando attaccano una preda, di solito vengono scoperti nei paraggi. Che sia il mondo del cinema o la costa del paradiso. Dagli anni Settanta, questi enormi rettili (i più grandi del mondo) sono specie protetta in Australia. Vivono fino a 70 anni e, diversamente da noi, non smettono mai di crescere. Per questo possono arrivare alla lunghezza di sette metri. I «salty», i coccodrilli di acqua salata (nome proprio: Crocodylus porosus) sono una presenza costante nella vita (e nelle attenzioni) degli australiani. Anche se uccidono raramente gli umani: nello Stato del Queensland si contano nove casi dal 1985 a oggi. A marzo è morto mangiato un pescatore di perle. Questa settimana è toccato a una donna con l’Alzheimer.

Un bagno in paradiso

Ne parlano i media di tutto il mondo. Fa notizia. Anche se nei titoli, per esempio sulla Bbc, l’Alzheimer non compare. Per rispetto, perché non è importante? In effetti, se non si conosce il particolare della malattia, di primo acchito può suonare strano che una donna di 79 anni, pur nella «selvaggia» Australia, possa imbattersi nell’ultimo erede degli scomparsi dinosauri. Ti immagini un altro film, pensi magari a un’arzilla vecchina, atletica e indipendente, che va a farsi il bagno in un angolo di paradiso, lungo una delle spiagge più belle del mondo.

Chi si perde con la demenza

L’Alzheimer cambia il film. E ti fa pensare che Anne Cameron sia uscita dalla casa di riposo Ozcare (un posto che si presenta su Internet come magico e tranquillo, con assistenza 24 ore su 24), sfuggendo ai controlli. Forse senza volerlo. O perché dentro di sè sentiva il desiderio di «tornare a casa». E’ un impulso frequente: spesso significa voler tornare al luogo dell’infanzia, o verso un posto/tempo in cui si è stati felici. Capita che le persone con una forma di demenza si perdano. Ogni familiare potrebbe raccontarvi storie di sparizioni e ritrovamenti. Su un autobus, lungo una strada, in mezzo al verde. Mi viene in mente una signora ritrovata tra i cespugli di more in Toscana, una poetessa uccisa dallo spostamento d’aria di un treno in corsa dentro una galleria in Liguria, il signor Alis che alle pendici del Monte Amiata una notte d’inverno è uscito dalla finestra con un prontuario per la cura degli ulivi in mano e nessuno l’ha più visto.

Dall’Australia a Predappio

La signora Anne dev’essere arrivata camminando sulla riva del Mowbray River, al cospetto dell’oceano. Possiamo immaginare lo spaesamento, fino all’incontro con il coccodrillo. Magari coetanei. Due settantenni di diversa specie. I passi incerti dell’una, lo scatto d’istinto, senza cattiveria, dell’altro. Possiamo credere che Anne non abbia provato paura, prima del dolore. Una fine orribile, certamente. Ma immaginate se Anne fosse stata sedata o legata a un letto, a una colonna, a un termosifone, per mesi o per anni, come a volte accade (cronaca di questi giorni, in una casa di riposo di Predappio gestita da un sacerdote).
Meglio vivere (e morire) in un mondo dove i predatori sono vecchi coccodrilli, piuttosto che spegnersi a poco a poco per mano (incurante) di esseri umani.

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