Sono 60 milioni, esattamente come gli italiani e, in pratica, costituiscono una Italia nell’Italia. Hanno i loro diritti, sono sempre più tutelati dalla legge e, sebbene non possano ancora votare c’è chi pensa di servirsi di loro per fare incetta di voti. Sono gli animali da compagnia. Il settore “pet” è tra i pochi che non sembra avere sentito la crisi: il comparto continua a macinare milioni di euro e, secondo Silvio Berlusconi, che ha sempre avuto fiuto per queste cose, potrebbe anche macinare milioni di voti alle elezioni della primavera 2018.

I numeri: 1 pet per ogni italiano

Quanti sono esattamente gli animali domestici nel nostro Paese? Tantissimi. Secondo l’ultimo rapporto di Assalco, l’Associazione Nazionale tra le Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia, che riunisce tutte le principali aziende dei settori petfood e petcare che operano in Italia, sono ben 60.459.000. Considerato che all’ultimo censimento Istat è emerso che gli italiani sono 60.579.000, il rapporto è esattamente di 1 a 1. Insomma, siamo una nazione di animali, senza offesa per nessuno. La specie più diffusa è quella dei pesci: sono circa la metà, 30 milioni. Seguono stormi di uccellini da compagnia: 13 milioni tra cocorite, calopsitte, diamantini e canarini guardati con interesse da 7 milioni e mezzo di gatti che devono però vedersela con circa 7 milioni di cani. Furetti e criceti sono quasi 2 milioni, i rettili 1 milione e 300 mila unità.

Il 20% delle famiglie proprietarie ha 2 animali

I numeri sulla diffusione degli animali d’affezione dicono anzitutto che la maggior parte degli italiani convive con un essere con la coda, le pinne o le piume. Con un calcolo non proprio preciso, ma comunque indicativo circa la portata del fenomeno, Assalco conclude che ciascuna delle 25,8 milioni di famiglie presenti nel nostro Paese avrebbe in media 2,3 pet. Quanto alla diffusione di cani e gatti, si avrebbe 1 felino ogni 3,5 famiglie e 1 cane ogni 3,7 famiglie. Ma, appunto, si tratta di una media. In realtà ci sono famiglie con più cani, più gatti, con entrambi e naturalmente senza animali. Secondo i dati dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani (Anvi), nel 58% dei nuclei familiari proprietari vive un solo animale, nel 20% dei casi vi è la compresenza di 2 unità, 3 nell’8%, 4 e oltre nel 14%. Non solo: ogni anno in Italia sono almeno 4 mila le coppie in crisi che si rivolgono al giudice litigando sull’affidamento non dei figli ma dell’animaletto da compagnia.

Il dato più interessante è però un altro. Nel rapporto di Assalco si legge: «Il 34,4% delle famiglie con pet è costituito da 2 componenti: i nuclei con tre componenti valgono il 24,1%, mentre quelli con quattro persone rappresentano il 22,4%. Tuttavia, se si considera tutte le famiglie con almeno 3 persone, si arriva complessivamente al 54,5%». E qui si spiega il nuovo interesse di Silvio Berlusconi per gli animali (lui, di cani, contando il famoso Dudù, ne ha ben 21) che, del resto, già nel 2013, aprendo il sito «Forza Dudù», antesignano del Movimento Animalista dell’ex ministro del Turismo Michela Brambilla fondato quest’anno, aveva dichiarato: «Il 55% degli italiani possiede un animale domestico e lo considera come uno di famiglia. In questo, la signora Maria e Berlusconi col suo Dudù non fanno differenza. Ci sono temi che interessano alla politica e temi che interessano alla gente. Questo è un tema che interessa alla gente». Se si prende in considerazione infine un altro dato, e cioè che tra il 2011 e il 2017 gli over 65 con un animale sono passati dal 21,5% al 23,7% e lo si incrocia con le promesse elettorali che il mai domo leader di Forza Italia sta rivolgendo alla platea degli anziani, appare chiaro quanto possa essere vasto l’elettorato potenziale cui si sta rivolgendo.

Mutua canina: una promessa allettante per casalinghe, pensionate e partite Iva

Durante l’ennesima ridiscesa in campo del 26 novembre scorso, Berlusconi parlando a Milano ai propri elettori ha promesso: «Veterinari gratis ogni 15 giorni». Anche in questo caso, è possibile capire il potenziale dell’elettorato che si va a solleticare guardando i report dell’Anvi. Secondo l’Associazione dei Veterinari, il 68,5% dei “pet owner” è di sesso femminile e ha un picco nelle fasce di età tra i 50 e i 64 anni (età media 53). Torna alla ribalta anche l’ormai mitica “casalinga di Voghera”, dato che il 20% di chi accudisce un animale svolge questa mansione, il 27% è pensionato e il 40% occupato ma, generalmente, autonomo quindi a partita Iva. Insomma, il profilo tipo dell’elettore di centrodestra. Quanto possa essere allettante a livello elettorale la promessa di una “mutua canina” lo si intuisce scartabellando altri dati: il 42% dei proprietari di animali del Centro Italia nell’ultimo anno si è recato più di 2 volte dal veterinario, al Sud il 38%, contro il 36,9% del Nord Ovest. Insomma, la mappa degli utenti non coincide con quella della ricchezza: anzi, è inversamente proporzionale, e il cliente medio dei dottori per animali è infatti in condizioni economiche precarie (studenti – parasubordinati – precari 44,9%), under 30 (46,7%) o over 65 (41,2%), con famiglie numerose (52,5%).

Sessanta milioni di animali in una nazione in rapido invecchiamento e con sempre meno nascite significano soprattutto una cosa: il solo mercato che non sente le crisi è e sarà quello legato al benessere dei pet. Del resto, basta fare attenzione per notare che i negozi dedicati esclusivamente alla cura dei nostri amici a quattro zampe spuntano come funghi (per Assalco hanno continuato a crescere a due cifre con dinamiche del +12,6% a valore e +12,3% a volume rispetto all’anno precedente) e nei supermercati i reparti dedicati si allungano a dismisura, occupando sempre più scaffali. Secondo l’associazione dei consumatori Adoc per un cane di taglia media si spendono circa 1.800 euro l’anno, per un felino poco meno di 700 euro. È il 70% in più rispetto a 10 anni fa. Ma probabilmente si tratta di stime a ribasso.

NEL 2016 QUASI 2 MLD IN CROCCANTINI. Assalco infatti sostiene che, nel 2016, il mercato dei prodotti per l’alimentazione dei cani e gatti in Italia ha sviluppato un giro d’affari di 1.971 milioni di euro per un totale di 559.200 tonnellate commercializzate, con un incremento del fatturato del +2.7% sull’anno prima. Il segmento degli alimenti umidi vale da solo 972 milioni di euro che equivalgono al 49,3% di quota sul totale mercato contro quello degli alimenti secchi dal valore di 840 milioni di euro (42,6%). Solo di lettiere per gatti, conigli e furetti, gli italiani nel 2016 hanno speso 67 milioni di euro.

IN VACANZA CON FIDO. Se il Pil nazionale arranca, la crescita del mercato italiano del settore pet comparato con il resto d’Europa ci pone invece tra i primi in classifica. Non raggiungiamo ancora la Spagna, che tra il 2015 e il 2016 ha compiuto un balzo felino del 5,5%, ma con il nostro +2,2% ci posizioniamo davanti a Germania (2,1%), Francia (1,4%) e Gran Bretagna (-2,1). Ma la proverbiale vita da cani non si traduce solo in buon cibo, snack tra un pasto e l’altro, accessori e giochi, perché sono sempre di più gli animali che vanno in vacanza con la famiglia: nel 2017 secondo Trenitalia sono stati 250 mila i passeggeri a 4 zampe con boom del 50% in estate e di prenotazioni in vista delle imminenti festività natalizie. Insomma, i 60 milioni di animali rappresentano ormai un nuovo mercato di utenti in diversi campi, non solo per quelli strettamente collegati al settore.

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