Zoe, Apo, Kreole: gli eroi a quattro zampe che scavano tra le macerie del ponte

Sono quaranta le unità cinofile impegnate nelle operazioni sul luogo della tragedia

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Genova – Zoe è stata tra le prime ad arrivare sul luogo della tragedia insieme con il suo conduttore, Rocco, e ha iniziato a cercare tra le macerie, tra tonnellate di cemento e lamiere di auto accartocciate, segni di presenza umana. Si è ferita a un polpastrello, è stata subito portata dal medico, ricucita ed è tornata al lavoro appena ha potuto.

Zoe è una labrador color miele, ed è una dei cani in forze al Nucleo Cinofilo dei Vigili del Fuoco della Liguria. Rocco è Rocco Tufarelli, il responsabile tecnico del nucleo, che da martedì 14 agosto è sul luglio del crollo di ponte Morandi insieme con centinaia di altri colleghi e soccorritori. Il compito di Rocco e di Zoe, però, è delicatissimo: sono loro, insieme a unità cinofile arrivate da tutta Italia (come da protocollo in tragedie di questa portata), a infilarsi negli anfratti e nei varchi lasciati dai lastroni di cemento e a segnalare alle squadre Usar – Urban Search & Rescue – dove scavare.

«Abbiamo suddiviso il luogo del disastro in quattro zone e lavoriamo su quelle a rotazione – spiega Tufarelli in una rara pausa dal lavoro – In ogni settore lavoriamo con 2 cani che si danno il cambio ogni due ore. A Genova sono arrivate oltre 40 unità cinofile, composte dalla coppia cane-conduttore, abbiamo colleghi arrivati da Marche, Piemonte, Toscana, Lombardia, Lazio, Valle d’Aosta e Molise. Cerchiamo senza sosta, rispettando ovviamente i tempi dei cani, ma qui è molto difficile: il sito è rischioso, molte persone sono rimaste all’interno delle auto, il cemento ci ostacola. Ma i cani riescono a fiutare comunque».

La procedura seguita durante le tragedie (tristemente collaudata già ad Amatrice, a Rigopiano o nelle alluvioni) è la stessa per tutte le unità cinofile: «Facciamo un giro noi, se il cane ci dà qualche indicazione chiamiamo gli Usar e facciamo scavare – prosegue Tufarelli – Tutti i cani segnalano la presenza di “effluvi” abbaiando, il nostro compito è canalizzarli, addestrarli ad abbaiare e a puntare il naso nel punto più prossimo a dove sentono odore». Conseguenza diretta di una tale esigenza di accuratezza, capita che conduttore e cane possano restare feriti, come è accaduto a Zoe, ed è per questo che al seguito del Nucleo Cinofili della Liguria c’è sempre il dottor Fulvio Cambiaso, anche lui cinofilo, veterinario di fiducia degli eroi a quattro zampe, che li segue in ogni missione.

Quella di Genova, e del ponte Morandi, è però una delle più particolari e difficili con cui i soccorritori devono confrontarsi: il sito è circoscritto, le macerie sono accatastate l’una sull’altra, i cani devono essere issati, portati di peso in certi casi legati sulle schiene dei conduttori per raggiungere le zone in cui si pensa possano esserci vittime. E un solo passaggio non basta, spesso ne servono di più, in condizioni di stress estremo: «Ovviamente noi li addestriamo sin da piccoli a lavorare in condizioni particolari – spiega ancora Tufarelli – Partiamo con l’addestramento intorno ai 6 mesi e proseguiamo per circa due anni: per loro è un gioco, li condizioniamo da cuccioli a cercare tra le macerie accendendo macchinari, facendogli sentire scoppi, colpi, tonfi, insomma, tutti i rumori che sentirebbero sul sito di una tragedia. In questo modo si abituano, anche se una volta arrivati veramente sul posto percepiscono chiaramente le nostre endorfine, sentono che siamo stressati, che stiamo cercando persone. Ed è lì che si vede il rapporto tra cane e conduttore, sul campo: per noi è dura, abbiamo trovato soltanto corpi senza vita».

Ed è proprio sul campo che devono tornare Rocco e Zoe, per riprendere ricerche che proseguono ormai da due notti e tre giorni senza sosta. Con loro ci sono anche il pastore australiano Apo e il bovaro del bernese Kreole, arrivati da Perugia, e decine di altri colleghi che si danno il cambio passando nel campo di emergenza allestito lungo il Polcevera. Tra i coordinatori c’è Amalia Tedeschi, direttore vice dirigente del Nucleo Cinofilo dei Vigili del Fuoco di Genova: «Sono ore e giorni difficilissimi, stiamo impiegando tutte le nostre forze e anche quelle provenienti da fuori regione – spiega in un raro momento di pausa – In Liguria sono in servizio 7 unità cinofile, 3 sono in formazione. La selezione è molto rigida, si valuta in prima battuta l’attitudine del cane a fare questo mestiere, poi si segue un corso che prevede step ed esami intermedi che dura in totale 9 settimane all’anno: nel frattempo il cane viene addestrato, e se supera l’esame riceve la certificazione necessaria per operare sui luoghi delle tragedie».

Non tutti possono ottenere il brevetto, tra i primi requisiti per partecipare alle selezioni ci sono carattere e dimensioni del cane: «Ovviamente non possono essere accettati cani troppi piccoli né cani troppi grandi, nel primo caso sarebbero troppo fragili, nel secondo non riuscirebbero a infilarsi dove devono – spiega Tedeschi – In Liguria abbiamo attualmente border collie e labrador, di fatto membri del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco: il cane è di proprietà del conduttore, se supera la selezione si stipula una sorta di “comodato d’uso”, il cane rimane di proprietà del vigile del fuoco che lo mette a disposizione in caso di necessità, e l’amministrazione paga le spese veterinarie, il cibo e l’assicurazione in caso di ferite».

Proprio le caratteristiche della tragedia di Genova, e del sito di ricerca, rendono possibile l’accesso soltanto a Vigili del fuoco in possesso dei brevetti per ricerca di persone in superficie e sotto macerie, uno scenario molto particolare che richiedere un addestramento preciso. In Liguria, però, sono molti i volontari della Protezione Civile che mettono a disposizione i loro cani, anche loro addestrati, per la ricerca di persone. La conferma arriva da Sonia Ricciu, membro del V.E.R. (Volontari Emergenza Radio Aib), volontaria di Protezione Civile, infermiera e fondatrice di ArchiPet, associazione che si occupa di pet therapy. I suoi cani spesso vengono impiegati per ricerche persona nei boschi. Nel caso di Genova, però, i volontari si sono limitati a dare supporto logistico illuminando il sito con le cosiddette “torri faro”: «Sono arrivati alcuni ragazzi con i loro cani, con cui facciamo addestramento da Cuneo. Hanno il brevetto per le ricerche, si sono messi a disposizione, ma il sito è troppo pericoloso, devono essere conduttori e cani addestrati a lavorare sulla macerie – conferma Ricciu – Abbiamo prestato aiuto come abbiamo potuto»

«Di norma sulle macerie non interveniamo – conferma Stefano Fassone, referente dei volontari della Protezione Civile della provincia di Genova – Ci occupiamo di ricerca persone ma in luoghi aperti, come per esempio i boschi: su siti di questo genere lasciamo il campo ai Vigili del fuoco e alla Croce Rossa, è una questione di sicurezza: le zone in cui si infila il cane sono aree molto pericolose, i volontari non possono accedere. In questo caso abbiamo fatto assistenza alla popolazione e ai soccorsi, e ci siamo messi a completa disposizione».

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