Libertà d’accesso e di movimento per i cani.

La sentenza con cui nei giorni scorsi il giudice di pace di Lodi ha dichiarato l’illegittimità del regolamento comunale che nella cittadina lombarda vietava ai quattro zampe l’ingresso nei parchi pubblici riaccende il dibattito sui provvedimenti che limitano i diritti del miglior amico dell’uomo. «Ora via i divieti per i cani», commenta la deputata Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega per la difesa degli animali. Era stata lei a ricorrere alla magistratura dopo essere stata multata dalla Polizia municipale lodigiana per aver introdotto un cane nel parco pubblico dei giardini Barbarossa, in occasione di una manifestazione indetta nell’ottobre del 2012 per protestare contro il regolamento che teneva fuori dalle aree verdi gli animali domestici. Disposizione ora bocciata dal giudice di pace «sulla base della più recente giurisprudenza amministrativa, la quale nega cittadinanza nel nostro ordinamento giuridico ai provvedimenti che limitano la libertà di circolazione ai conduttori di cani», recita la sentenza, che richiama altre recenti pronunce di analogo tenore, tra le quali quella del Tar del Lazio che a fine maggio aveva mandato al macero l’ordinanza sindacale con cui a febbraio il primo cittadino di Grotte di Castro, nel Viterbese, aveva interdetto a cuccioli e affini l’ingresso nei parchi. E così nelle ultime settimane anche in Piemonte e Lombardia, con le sentenze dei tribunali amministrativi regionali arrivate a bacchettare altri Municipi «no-dogs».

Un quadro giuridico ormai ben definito, destinato a diventare fonte di precise applicazioni pratiche. «I sindaci rimuovano i divieti anacronistici e penalizzanti che impediscono alle persone con cane al seguito di accedere ai parchi e nelle aree pubbliche», rilancia Michela Vittoria Brambilla. Un guanto di sfida lanciato nel corso della passeggiata lungo le vie e nei parchi di Lodi, tenutasi ieri per festeggiare la fresca vittoria giudiziaria. «Non si tratta solo di cancellare le multe», spiega la presidente della Lega per la difesa degli animali: «Occorre, al contrario, rendere più semplice la vita dei milioni di italiani che convivono con un piccolo amico». Insomma, aggiunge la Brambilla, «i sindaci che pensano di cavarsela mettendo il classico cartello con la figura del cane e la sbarra sopra sbagliano di grosso. I divieti sono cattiva amministrazione, una scorciatoia che siamo decisi a non tollerare».

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