«Mi chiamo Luna, ciao a tutti, e vi sto guardando di lassù. Si chiedono, molti: esisterà un paradiso dove tutti i cani di tutte le razze dimensioni e stazze si ritrovano quando non sono più su questa terra? Esiste, esiste, ve lo assicuro io. Esiste e non è triste». 

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La morte di un cane è un evento luttuoso e traumatico. Ma Alessandra Comazzi ci tiene e non far versare troppe lacrime: smessi per un attimo i panni di critico televisivo è diventata autrice del recital «Se ci fosse la Luna» con Ivana Ferri, ha scelto di raccontare «la storia di un cagnolina felice, vissuta ben sedici anni, sempre circondata dall’amore e dalle coccole dei suoi umani». Il cane è quello di Alessandra, la barboncina Luna, che dà il via alla performance in programma al Tangram Teatro di via don Orione 5, stasera alle 21 e domani alle 16.  

In scena, con Comazzi e Ferri, anche il cantate e attore Bruno Maria Ferraro. L’incasso sarà devoluto alla Lega Nazionale per la Difesa del Cane – sezione di Torino. «L’intento è quello di aiutare povere bestiole che non hanno un famiglia ma, quando abbiamo scritto il testo, Ivana e io, tenevamo anche a non rattristare troppo l’uditorio, sottolineando soprattutto quanto di gioioso ci sia nel rapporto fra uomo e cane» racconta Comazzi. «Non per nulla, facciamo dire alla piccola Luna che dall’alto partecipa ancora alla vita mia e di mio marito Giorgio, da aver influenzato lei stessa la nostra scelta di adottare la cagnetta Dulse, con noi ormai da più di tre anni».  

Nulla di troppo straziante, dunque, in questo recital, che pure non può prescindere dalla bellissima pagina in cui Omero fa riconoscere un Ulisse invecchiato e lacero soltanto dal suo Argo. Per il resto, si spazia al De Gregori di «Quattro cani», quello del titolo – «Se ci fosse la luna si potrebbe cantare…» – a citazioni cinofile varie, da Franco Battiato e Sergei Esenin. E, ancora, ripercorrendo lo storico legame tra l’uomo e il suo amico scodinzolante, la parola passa a Giorgio Gaber, autore del brano dedicato a un uomo che ha in custodia il bruttissimo cane della zia, Chicco. Succede, però, che quando Chicco si accapiglia con un quattrozampe più grosso di lui e sta per avere la peggio, il protagonista interviene per difenderlo e finisce addirittura per trovarlo bello. Non manca un’«Ode al cane» di Pablo Neruda e un monologo scritto dalla regista Ivana Ferri e dedicato al ricordo di un grande cagnone bianco.  

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