NEW YORK – I più pregiati sono i mastini. Per motivi ancestrali, i coreani pensano che abbiano una carne più nutriente. Ma sulle loro tavole arriva di tutto, anche i chihuaha, se sono teneri. Tuttavia, se i più anziani continuano a consumare spezzatino di cane senza batter ciglio, i coreani giovani sentono un grande imbarazzo davanti al mondo, e vorrebbero covincere genitori e nonni a rinunciare a questa tradizione.

Proprio facendo appello ai sentimenti della popolazione più giovane, e sperando nell’esposizione mondiale che la società coreana avrà quando vi si terranno le Olimpiadi invernali del 2018, l’associazione americana Humane Society ha lanciato un’ambiziosa crociata: convincere gli allevatori coreani a smettere del tutto la produzione di carne canina e passare ad altre attività.

Nel corso di quest’anno, l’Humane Society è riuscita a convincere tre fabbriche a chiudere. L’ultima è stata lo scorso settembre, e i 103 cani salvati in quella missione sono da poco arrivati negli Usa, adottati tutti, fino all’ultimo. Le foto che vedete a corredo di questo pezzo, e il video, narrano di quest’ultima missione. A parlare, gli occhi rossi dalla commozione, è Kelly O’Meara, responsabile della HS per gli animali da compagnia. “La prima volta che i cani ci hanno visto erano chiaramente terrorizzati. Ma una volta che hanno capito che non volevamo far loro del male, hanno cominciato a scodinzolare – dice Kelly -. Hanno da donare tanto amore, è sconvolgente pensare che erano destinati a essere macellati”.

Nel gruppo di volontari c’erano – va sottolineato – anche dei giovani coreani. Uno di loro ha raccontato la commozione quando ha delicatamente toccato la testa di un cane spaventato: “Ho capito che non aveva mai avuto un gesto di tenerezza nella sua vita. Eppure ha subito intuito che non volevo fargli del male, e ha spinto il muso fuori dalla gabbia per farsi carezzare”.

La Humane Society conduce questa missione grazie anche alle donazioni pubbliche. Ma conta molto sul fattore pubblicità. Quanto più si parla dell’industria dell’allevamento canino in Corea, tanto più c’è speranza che la stessa opinione pubblica di quel Paese cambi. Se infatti la carne di cane è consumata anche in altri Paesi asiatici, è solo nella Corea che esiste la tradizione di allevarli appositamente e poi venderli – una volta uccisi con una scarica elettrica – nei mercati. Nelle altre regioni i cani vengono acchiappati per strada, non esiste una vera e propria industria.

Attualmente rimangono circa 2 milioni di cani nelle fattorie d’allevamento per la macellazione. Ma gli agricoltori coreani si sono dimostrati pronti a cambiare attività: in quest’ultimo anno la Humane Society ha aiutato tre fattorie a passare alla produzione di riso e mirtilli, due prodotti che fruttano anche di più.

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